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Catastrofismo per supportare il lockdown ‘lungo’? Cagnoli: “Numeri sbagliati per decisioni politiche sbagliate”

venerdì, 1 maggio 2020

Brescia – Una situazione sempre più simile a una “dittatura” di virologi e scienziati e il prolungamento del lockdown almeno fino al 18 maggio convincono sempre meno l’opinione pubblica che, dopo un mese di marzo passato a pensare più al blocco del Paese rispetto alle sue conseguenze, ora sta comprendendo sempre di più la catastrofe socio-economica scatenatasi dopo le scelte di chiusura con una totale assenza di un progetto di ripartenza sostenibile per milioni di italiani che non contempli regole di distanziamento sociale che in molti casi sono pura utopia.

Indorando la pillola, negli scorsi giorni è stato reso noto il modello realizzato dal Comitato tecnico scientifico nel quale sono stati ipotizzati circa 151mila pazienti in terapia intensiva nel caso di una ripartenza totale. Uno studio che sarebbe alla base delle scelte del Governo e che metterebbe in buona luce le scelte istituzionali agli occhi dei cittadini, ma i numeri non convincono tutti.

A tentare di confutarli è un documento pubblicato da Carisma – autorevole holding di partecipazioni industriali: seguendo le proiezioni fatte dal comitato, si arriverebbe a considerare una popolazione italiana sovrastimata di 200 milioni di cittadini (vedi sotto).

C’è un errore del comitato tecnico scientifico. Loro dicono che per calcolare la necessità di posti in terapia intensiva partono dai posti effettivamente usati, ma solo nel primo mese. E quindi il primo errore è che bisognerebbe usare dati fino ad oggi“, spiega il presidente Giovanni Cagnoli a Radio Radio (qui il video completo dell’intervista).

Oggi ci sono stati 285 decessi. Facendo i conti con il modello dell’Iss in terapia intensiva oggi sarebbero dovute andare 715 persone. Ora, oggi i casi di terapia intensiva in Italia sono scesi di 100 – prosegue Cagnoli -. E’ molto grave che i numeri siano così pesantemente sbagliati. E poi vengono prese le decisioni su questi numeri, a me sembra molto grave. Se i numeri sono sbagliati difficilmente le decisioni potranno essere giuste. Noi abbiamo avuto un livello di chiusura che è il più alto del mondo, con numero di morti simili agli altri. Qualche domanda dovremmo farcela. Che adesso si possa riaprire di più e prima rispetto a quanto programmato è ovvio“.

“SI ARRIVEREBBE A STIMARE 260 MILIONI DI ITALIANI”

Di seguito le osservazioni nel dettaglio del documento messo a punto da Carisma.

1. Si dice che si utilizza un ifr (uguale tasso di fatalità) su contagi pari 0,657%. Pertanto calcolando il numero di decessi ufficiali (8.311) in Lombardia al momento del picco della terapia intensiva (3 Aprile – come noto inferiore ai dati Istat differenziali rispetto all’anno scorso e quindi stima chiaramente per difetto) si tratta di 1.385.000 contagiati

2. Si dice che il tasso di incidenza di “caso critico” su infezioni (quindi i 1,3 milioni di casi in Lombardia) sia stato stimato partendo dal tasso di infezione e letalità di cui sopra. 

3.Poiché i casi di terapia intensiva in Lombardia sono stati al picco 1.381 e attualmente circa 724, si desume che l’incidenza tra casi terapia intensiva e infezione (il grafico di figura 1) è mediamente 0,1% (divisione semplice fatta secondo i metodi del comitato tecnico scientifico). Il grafico presuppone un’incidenza per fascia di età, che anche stimando a zero fino a 60 anni di età, arriverebbe per semplicità a circa 0,3% mediamente oltre i 60 anni di età. Nel grafico (CHE È LA BASE DI TUTTO IL RAGIONAMENTO PRO CONTINUAZIONE LOCKDOWN E DEL MODELLO DEL COMITATO TECNICO SCIENTIFICO) tale incidenza oscilla tra 1% e 6% (mediamente 3,5%) con un errore di almeno 10 volte (10x)!!! Anche ipotizzando che il fabbisogno di letti terapia intensiva in Lombardia sia stato 2.000 e non 1.381 l’errore resta superiore a 6x. Analizzando la situazione del Veneto, dove non c’è stata scarsità di letti di terapia intensiva, l’errore resta di 6x.

4. Proseguendo nell’analisi, il caso di Scenario A, cioè tutto aperto sempre nelle ipotesi del comitato tecnico scientifico, si arriva a 150k casi di terapia intensiva l’8 giugno e 440k casi totali cumulati al 31 dicembre:

–> applicando l’esperienza di incidenza della terapia intensiva in Lombardia di cui sopra, e utilizzando i parametri molto conservativi del cts, si arriva a sostenere che partendo dal dato consuntivo in Lombardia (0,1% al picco) esisterebbero in Italia 150 milioni di cittadini (151k/0,1%) ndr con età superiore a 20 anni perché come noto sotto tale età l’incidenza della terapia intensiva è trascurabile. Vorremmo conoscere subito i 100 milioni di connazionali a noi ignoti.

5. Calcolando il dato complessivo e stimando che le persone che sono stati in terapia intensiva in Lombardia siano finora a circa 3.500 in totale (dato non comunicato ma probabilmente sovrastimato) con una incidenza di 0,17% sul totale casi in Lombardia si arriva a una stima di popolazione italiana di di 260 milioni di abitanti (440k/0,17% – calcolato sempre con i parametri cts). Anche in questo caso vorremmo conoscere i 200 milioni di connazionali a noi ignoti.

6. Nel modello sviluppato dal cts apparentemente tutte gli scenari conseguenti sono coerenti con quello che dalla lettura attenta appare un errore di calcolo (sempre che nel documento non siano riportate assunzioni non comunicate). Non essendo scienziati e virologi e non lavorando per il governo ci siamo sicuramente sbagliati. Vorremmo però che qualcuno correggesse la nostra semplice matematica, basata su parametri di ifr (0,657%) che potrebbero essere anche inferiori sulla base esperienza internazionale (New York, Singapore, Diamond Princess, Qatar, Islanda) e su una serie di altre assunzioni del modello, in particolare quella relativa alla chiusura scuole.

Anche accettando quelli che appaiono errori di calcolo, notiamo che il modello in 45 dei 46 scenari esaminati conclude che le previsioni di picco della terapia intensiva sono significativamente inferiori alla capacità nazionale (ca. 9.000 posti), salvo poi raccomandare uno scenario di apertura molto lento comunicato dal Governo in data domenica 26 aprile”.



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