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Castel Presule: Rossi al premier Renzi: “Sì a un nuovo Statuto ma serve un’intesa”

sabato, 5 luglio 2014

Castel Presule – Nella giornata della prima uscita del premier Renzi nelle vesti di presidente del Semestre europeo va registrato un passaggio chiave sul futuro del Trentino Alto Adige. Infatti Ugo Rossi, nella sua duplice veste di Presidente della Regione Trentino Alto Adige e della Provincia autonoma di Trento, è intervenuto alla Giornata europea di Castel Presule, in Alto Adige, su “Regioni in Europa – Europa delle Regioni”. Al convegno sono anche presenti, tra gli altri, il presidente della Provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher, il Capitano del Tirolo Günther Platter, il Cancelliere austriaco Werner Faymann, il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Graziarossi e delrio 1no Delrio e il ministro degli affari regionali Maria Carmela Lanzetta (Nella foto il presidente Rossi tra i ministri Derio e Lanzetta). 

L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE ROSSI

Oggi si presenta una preziosa e rara occasione, non solo per celebrare l’inizio del Semestre europeo a guida italiana, ma anche per fare il punto sul valore delle nostre autonomie speciali del Trentino – Alto Adige/Südtirol, in un quadro evolutivo di grandi riforme istituzionali e costituzionali che lo Stato italiano sta promuovendo per modernizzare il Paese.

Questa nostra autonomia, generata dalla Conferenza di Pace del 1946 e riconosciuta dalla Repubblica italiana e dalla Repubblica d’Austria, ha trovato la prima codifica costituzionale con lo Statuto del 1948 e – a seguito della crisi istituzionale regionale scaturita negli anni ’50, che ha dato luogo anche ad un contenzioso internazionale – è stata poi rafforzata con il Pacchetto del 1969, che si è tradotto nel nuovo Statuto del 1971 e nel compendio di norme di attuazione statutaria successivamente varate ed approvate fino al marzo 1992, che ha costituito il traguardo per la chiusura della vertenza internazionale tra l’Italia e l’Austria.

Nei decenni più recenti è stata promulgata una serie di adeguamenti normativi di rilievo statutario, accompagnati da una ulteriore rassegna di norme di attuazione volte a completare il quadro statutario e ad allargare ancora possibilità di autogoverno nostri territori.

Giusto ricordare dunque che questa storia, che rappresenta il frutto del riconoscimento bilaterale della Repubblica italiana e della Repubblica d’Austria, non si configura solo come una recente esperienza, ma costituisce il punto di arrivo di una lunga traiettoria, scandita con la fondazione circa mille anni fa di una realtà istituzionale regionale articolata nei due Principati, che riflettono sostanzialmente le due comunità del Trentino e dell’Alto Adige/Südtirol nel contesto imperiale.

L’esercizio di un elevato autogoverno – direi vicino alla sovranità – si è dispiegato in questi territori per secoli, con l’avvertenza che la peculiare collocazione geografica della realtà in cui oggi ci troviamo – a cavallo tra il mondo germanico e quello latino e profondamente immerso nella cultura mitteleuropea – ha consentito lo sviluppo di condizioni che hanno marcato in via permanente e fisiologica le comunità del Trentino e dell’Alto Adige/Südtirol. Il DNA che contrassegna tali comunità è declinabile con le seguenti cifre: autogoverno, responsabilità, operosità, solidarietà.

L’esperienza di autogoverno e di integrazione armonica delle diverse identità culturali e linguistiche del Trentino e dell’Alto Adige/Südtirol forma qui di un patrimonio culturale, sociale e organizzativo oltremodo prezioso, che riflette dinamiche analoghe ed evidenti, registrabili in altre realtà alpine, quali ad esempio la Confederazione Cantonale Elvetica. Questa esperienza alpina è contrassegnata da una contaminatio linguistica, ma anche culturale (mondo germanico e mondo latino), che ha costituito buona parte della matrice generativa della nuova Europa.

Il Trentino – Alto Adige/Südtirol si presenta quindi come un laboratorio permanente di questo incontro interculturale, sociale ed economico che ha segnato la storia dell’Europa, una sorta di “terreno di coltura” da non disperdere, decisamente importante per la sperimentazione e la verifica di fattibilità delle migliori pratiche di convivenza e di autogoverno.

Noi crediamo che le nostre terre possano offrire un valido esempio di convivenza civile, di cultura dei diritti e dei doveri, di cooperazione e di solidarietà, di legalità e di buon governo. Ciò, pur consapevoli degli errori e degli ampi margini di miglioramento di cui avvertiamo tutta la responsabilità.

L’Europa, a partire da Maastricht nel 1992, ha inteso informare con il principio di sussidiarietà la regolazione dei rapporti tra l’Unione e gli Stati membri. Anche in tempi recentissimi il Comitato delle Regioni ha adottato la Carta della governance multilivello in Europa, consistente nell’azione coordinata dell’Unione, degli Stati, delle Regioni e degli Enti locali, fondata sui principi di sussidiarietà, proporzionalità e partenariato e che si concretizza mediante una cooperazione operativa e istituzionalizzata volta ad elaborare ed attuare le politiche europee. Insomma per realizzare il principio di sussidiarietà dobbiamo garantire una reale partecipazione dei cittadini al ciclo politico, una stretta cooperazione fra tutti gli enti e livelli di governo, ma anche e soprattutto adottare una mentalità nuova, aperta, che vada oltre le frontiere, le procedure, il legalismo e gli ostacoli amministrativi che paralizzano anche le nostre amministrazioni e quindi mettono in difficoltà i nostri cittadini, le imprese e lo sviluppo.

Del resto la speciale relazione che lega Trento, Bolzano e Innsbruck nella costruzione dell’Euregio disvela un’attitudine profondamente europea dei nostri territori, un’apertura ai rapporti transfrontalieri su scala alpina e macroregionale, che riflettono il naturale orientamento alla sussidiarietà dal basso (bottom up) che la nostra società ha metabolizzato nella sua secolare evoluzione.
Il percorso che assieme abbiamo per la costruzione dell’Euroregione vuole essere una opportunità di crescita e sviluppo per i nostri cittadini, ma si colloca nel senso di una “vera” Europa dei popoli.

Ed è con questo senso di cooperazione che la nostra società, aperta alpina e mitteleuropea, intende accettare e affrontare con responsabilità e intelligenza le sfide presenti e quelle dell’immediato futuro. Sono le sfide della globalizzazione, del superamento dell’uragano finanziario che ha sconquassato l’Occidente. E poi: la competitività, l’innovazione e la conoscenza, il lavoro e lo sviluppo, i giovani e le loro competenze, l’attrattività del territorio e del suo paesaggio, la salvaguardia dell’ambiente e il cambiamento climatico.

Il Trentino e l’Alto Adige/Südtirol intendono proporsi anche come modello di innovazione dell’architettura istituzionale autonomistica. Ritengono di avere i titoli e i requisiti per sperimentare un nuovo modello di governance per le proprie comunità e territori, promuovendo una robusta modernizzazione dell’apparato normativo statutario nella direzione di un’autonomia ancora più compiuta in seno alla Repubblica italiana e in uno spirito di sussidiarietà responsabile e di solidarietà nel rapporto con lo Stato e con le altre comunità regionali. Anche nella bufera finanziaria che ha investito il Paese negli ultimi anni, le Province autonome di Trento e di Bolzano e la Regione Trentino – Alto Adige/Südtirol hanno mirato, non ad uno scontro con lo Stato per una difesa ottusa delle proprie prerogative, ma hanno cercato il dialogo, prospettando di farsi carico secondo equità e responsabile solidarietà degli oneri finanziari da ripartire tra le istituzioni del Paese per il risanamento della finanza pubblica.

Questa interlocuzione è oggi evidentemente ancora aperta e auspichiamo, anche in questa occasione, che per davvero il Governo italiano sappia valorizzare e riconoscere questo nostro approccio positivo e voglia concludere a breve la trattativa in corso per la revisione dei rapporti finanziari Stato-Province.

La nostra esperienza autonomistica è all’attenzione ed è studiata anche in altre parti del mondo, in ragione del suo tratto esemplare che può favorire un’inseminazione feconda anche in altre realtà di cerniera o di conflitto locale.

Ma questa esperienza noi vogliamo additarla anche al Governo e allo Stato italiano in questo particolare e importante passaggio di riordino costituzionale.

Siamo profondamente convinti che il dibattito della riforma costituzionale deve essere veramente lungimirante e sapiente, scevro da tentazioni centralistiche ma anche da suggestioni localistiche. I lineamenti del nuovo Senato della Repubblica rivelano il giusto tentativo verso il contemperamento tra funzioni generali dello Stato e funzioni delle autonomie. Auspichiamo che la riforma del Titolo V della Parte Seconda della Costituzione sappia aprire la strada alla revisione del nostro Statuto speciale nella prospettiva sopra indicata. La prospettiva di una revisione statutaria da realizzarsi secondo il principio dell’intesa e che sappia coniugare salvaguardia e ampliamento dei livelli di autogoverno anche dentro il nuovo quadro costituzionale.


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