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Capitale ORObie: alleanza tra aree protette

venerdì, 1 marzo 2019

Corteno Golgi – Recupero e riqualificazione di pascoli, maggenghi e prati da sfalcio, riqualificazione fluviale e installazione di sistemi per ridurre le collisioni veicolari con la fauna selvatica, oltre a ricerca, divulgazione, educazione ambientale, promozione delle buone pratiche agricole: tutte queste attività e ulteriori loro declinazioni nel progetto “C.ORO – Capitale Orobie: agroecosistemi biodiversi e interconessi”, promosso, nelle vesti di capofila, dal Parco delle Orobie Bergamasche in partenariato con i Parchi delle Orobie Valtellinesi e della Grigna Settentrionale, la Riserva Naturale Valli di Sant’Antonio, i Parchi locali di interesse sovracomunale di Barzio e del Monte Varro, i comuni di Dossena, Taleggio e Vedeseta e l’Istituto Oikos. Un progetto da oltre un milione di euro finanziato per 755 mila euro da Fondazione Cariplo sul bando “Capitale Naturale: connessioni ecologiche e servizi ecosistemici per la tutela della biodiversità”. Complessivamente tre anni di lavoro, avviati già l’autunno scorso, che interesseranno tutta la catena delle Orobie e il gruppo montuoso delle Grigne, una vasta porzione del territorio montano lombardo caratterizzata da una rilevanza naturalistica ed ecologica eccezionale, tra le più importanti di tutta la regione, riconosciuta come area prioritaria per la biodiversità sia a livello regionale che per l’intero arco alpino. “Capitale Orobie” si pone quale obiettivo la conservazione della biodiversità e il potenziamento della connettività ecologica tra aree protette, attraverso il mantenimento di un’ampia rete di agroecosistemi, la cui sopravvivenza è messa a rischio dal progressivo abbandono delle aree rurali montane. «In perfetta continuità con le azioni intraprese negli ultimi anni, concentrate sulla salvaguardia e la valorizzazione dell’alpicoltura – spiega il presidente del Parco delle Orobie Bergamasche Yvan Caccia -, con questo progetto il Parco intende potenziare ulteriormente la propria azione, coniugando la propria missione con quella delle vicine aree protette allo scopo di ottenere risultati sempre più efficaci con ricadute su vasta scala. L’obiettivo primario del progetto è il mantenimento e la valorizzazione dell’importante capitale naturale che caratterizza il comprensorio orobico e dell’articolata struttura ecologica del paesaggio che lo supporta. Da qui la necessità di intervenire su un territorio molto ampio, superando gli ambiti delle singole aree protette e i confini provinciali, per sviluppare un’azione comune continua: una progettualità su larga scala mai adottata prima per un’azione sinergica senza precedenti. Attorno ai partner, protagonisti dei vari interventi – prosegue il presidente Caccia -, ruotano inoltre molti soggetti sostenitori: vari comuni del Parco, consorzi, aziende e associazioni locali, che hanno fornito il loro contributo sin dalla progettazione, e che proseguiranno la loro collaborazione nelle fasi attuative e nel mantenimento delle aree recuperate». «Siamo orgogliosi di essere partner di un progetto altamente qualificante che coinvolge il nostro e altri territori – spiega il presidente del Parco delle Orobie Valtellinesi Walter Raschetti -: per la prima volta si interverrà in maniera sistematica in diverse zone omogenee che necessitano di essere recuperate. Le attività che verranno realizzate consentiranno il ripristino di condizioni ottimali in maggenghi e alpeggi, grazie alla collaborazione delle comunità locali, e garantiranno la loro conservazione negli anni, con evidenti benefici innanzitutto sul fronte naturalistico ma anche sociale ed economico». L’area interessata copre 2300 chilometri quadrati, pari al 10% dell’intero territorio regionale, nelle province di Lecco, Bergamo, Sondrio e Brescia, per 110 Comuni e 8 Comunità Montane, e il progetto coinvolge tutti i principali istituti di tutela che vi operano: tre parchi regionali, una riserva naturale, numerose zone afferenti a Rete Natura 2000 e due parchi locali di interesse sovracomunale. A unire, e a caratterizzare, questa porzione di territorio è la biodiversità naturale che, nei secoli, si è mantenuta grazie all’attività agricola che ha permesso la nascita e la conservazione di agrosistemi oggi minacciati dal bosco che avanza a seguito del progressivo abbandono. Il mantenimento della biodiversità e dei servizi ecosistemici che essa eroga passa attraverso il recupero e la conservazione degli ecosistemi pastorali, dal quale scaturiscono benefici non solo sul fronte naturalistico, ma anche paesaggistico, del rischio idrogeologico e delle economie legate all’agricoltura e al turismo. Per quanto riguarda la provincia di Sondrio, gli interventi per conservare la biodiversità del Parco verranno realizzati nei maggenghi Campelli e Bratte, ad Albosaggia, e in val Caronella, nel comune di Teglio. Allo scopo di migliorare la connettività ecologica dell’area protetta si interverrà nel maggengo Piazzola, a Castello dell’Acqua, e nei maggenghi Frassino, Loc e Faida, nel comune di Tartano.



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