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Campione d’Italia: patto tra Comune e Casinò

domenica, 9 novembre 2014

Campione d’Italia – Comune e casinò di Campione d’Italia, stringono un patto. Il sindaco Maria Paola Mangili Piccaluga indica la nuova rotta.Marita Piccaluga sindaco 1 (FILEminimizer) 

Un legame forte e radicato. Ma che, se possibile, lo è diventato ancora di più da quando la legge ha previsto, tra le varie misure, la fine della ‘vecchia’ società di gestione, di cui il Comune era azionista, ma solo di maggioranza relativa con il 46 per cento delle quote, e l’arrivo di una nuova società, di cui è socio unico. Benvenuti a Campione d’Italia, exclave sul Ceresio, nel cuore del Ticino, dove il Casinò, che dà lavoro ad almeno un membro di quasi tutte le famiglie campionesi, è il motore di economia, cultura e turismo.

A illustrare al periodico online Gioco News come la casa da gioco influisca in maniera determinante sulle sorti della comunità, è il sindaco di Campione d’Italia, Maria Paola Mangili Piccaluga. Che evidenzia le prospettive del Comune, ora che è diventato socio unico del Casinò.

“Certamente avere un collegamento societario più ‘snello’ e diretto tra Comune e casa da gioco favorirà sinergie prima condizionate dalla presenza di altri sei soci nell’assetto azionario. Inoltre, i bilanci dei due enti verranno consolidati e sarà necessario un riparto delle risorse che tenga conto delle rispettive esigenze finanziarie, senza mai trascurare che la concessione dei giochi d’azzardo è stata data al Comune per il pareggio di bilancio e lo sviluppo dell’intera comunità campionese”.

Da un punto di vista storico, come era strutturata l’economia campionese prima del Casinò?
“Campione era un villaggio di pescatori. Vi erano alcune modeste attività: una fabbrica di ceramiche, una produzione di mattoni nelle fornaci a lago, due laboratori di scarpe, tre sartorie da uomo e una piccola fabbrica di prodotti di maglieria. Con l’avvento della casa da gioco la prosperità della popolazione crebbe e il benessere non mancò di riversarsi sul circostante territorio svizzero”.

Quali sono le altre attività economiche, a parte quelle indotte dal Casinò?
“Fino a una decina di anni fa esistevano parecchi negozi pure di prodotti non alimentari. La crisi che si è abbattuta sulle case da gioco italiane, anche a motivo della forte concorrenza delle concessioni in Italia, e in particolare sulla nostra, circondata da tre casinò svizzeri distanti pochi chilometri (Lugano, Mendrisio e Locarno), ha comportato la chiusura di numerosi esercizi. Oggi i punti di vendita sono otto, ma sta tornando l’interesse degli operatori economici per l’apertura di nuovi negozi che miglioreranno l’offerta rivolta a chi viene nella nostra exclave”.

Qual è l’apporto economico, occupazionale (anche in termini di indotto), turistico e culturale che il Casinò ha dato al Comune, sia come ente che come territorio?
“L’apporto è strettamente legato all’attività diretta ed indiretta generata dalla casa da gioco. Quello turistico e culturale dipende sia alla nostra peculiarità, una delle cinque exclave esistenti in Europa, sia da monumenti e opere dei Maestri campionesi, costruttori di cattedrali, scultori, capomastri, architetti e scalpellini che hanno lasciato in tutto il continente opere di assoluto pregio, dal Medioevo all’età barocca, ed è rappresentato nello stemma del Comune di Campione d’Italia, legato fin dall’anno 777 alla chiesa milanese di Sant’Ambrogio a seguito di donazione universale dei beni da parte di Totone, signore longobardo”.

Ci sono ricadute negative dal Casinò? Per esempio la mancata diversificazione economica, o anche fenomeni di criminalità, usura, riciclaggio, prostituzione, ludopatia?
“Come dicevo, l’aver costruito il benessere dell’exclave di Campione d’Italia sulla monocultura del Casinò è stato un errore che ora, in un momento di forte crisi, la comunità campionese sta pagando. Quando il Casinò costituiva una fonte certa di risorse per tutti, l’avvedutezza amministrativa avrebbe dovuto per contro spingere ad ‘immaginare’ e favorire alternative occupazionali a quelle esistenti. Cosa che non è avvenuta. Però il paese non è stato né è colpito da fenomeni dicriminalità grazie a un servizio di polizia locale attivo 24 ore al giorno e al nucleo dei Carabinieri in considerazione dell’afflusso di persone che la casa da gioco richiama: oltre 700.000 ingressi annui”.

In quale misura le sorti della comunità campionese sono legate a quelle del Casinò?
“Il Casinò è l’unico motore dell’economia locale e l’esercizio del gioco d’azzardo è stato concesso al comune di Campione d’Italia per addivenire all’assestamento del bilancio comunale in considerazione delle particolari condizioni geo-politiche e delle esigenze di sviluppo della comunità campionese. È impensabile immaginare la realtà territoriale dell’exclave italiana senza la sua casa da gioco”.


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