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Calendario storico dell’Arma dei Carabinieri: la cerimonia in tutti i comandi provinciali

giovedì, 4 dicembre 2014

Brescia – In tutti i comandi provinciali dei Carabinieri è stata presentato il Calendario Storico 2015 dell’Arma. La cerimonia ufficiale si è  svolta presso l’Aula Magna della Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma, alla presenza del Comandante Generale dell’Arma Leonardo Gallitelli, Quest’anno il calendario storico è dedicato al tema “Il Carabiniere e la famiglia”. Gli stati d’animo, le ansie, lo sconforto e i disagi, ma anche la fierezza, i consigli, le rassicurazioni e l’amore che i Carabinieri trasmettevano ai propri familiari anche in circostanze drammatiche permettono di “leggere” in modo diverso alcuni episodi – noti o meno noti – della storia dell’Arma.

Il notevole interesse da parte del cittadino verso il Calendario Storico dell’Arma, oggi giunto a una tiratura di 1.250.000 copie, di cui 8mila  in lingue straniere (inglese, francese, spagnolo e tedesco), è indice sia dell’affetto e della calendario storico carb2 (FILEminimizer)vicinanza di cui gode la Benemerita, sia della profondità di significato dei suoi contenuti, che ne fanno un oggetto apprezzato, ambito e presente tanto nelle abitazioni quanto nei luoghi di lavoro, quasi a testimonianza del fatto che “in ogni famiglia c’è un Carabiniere”.

Nato nel 1928, dopo l’interruzione post-bellica dal 1945 al 1949, la pubblicazione del Calendario, giunta alla sua 82^ edizione, venne ripresa regolarmente nel 1950 e da allora è stata puntuale interprete, con le sue tavole, delle vicende dell’Arma e, attraverso di essa, della Storia d’Italia.

LA CERIMONIA UFFICIALE 

Le tavole artistiche dell’edizione 2015 del Calendario Storico, ideate e realizzate dal Maestro Paolo Di Paolo sono state presentate al pubblico da Massimo Giletti. Inizialmente c’è stata la lettura, da parte dell’attore Ettore Bassi, di un passo tratto dal testamento del Maresciallo M.O.V.M. “alla Memoria” Francesco Pepicelli – deceduto il 24 marzo 1944 nell’eccidio delle Fosse Ardeatine dopo aver subito torture nelle carceri naziste di via Tasso – diretto alla moglie Olga e alla figlia Biancamaria.

Il Generale Gallitelli, in seguito, nel salutare i presenti, ha sottolineato l’importante e silenzioso ruolo svolto dalla famiglia nel quotidiano agire del Carabiniere, spiegando così i motivi della scelta di dedicare a loro il primo calendario del terzo secolo di vita dell’Arma.

Massimo Giletti ha quindi parlato del tema del calendario unitamente al Gen. C.A. Cesare Vitale, Presidente dell’Opera Nazionale di Assistenza per gli Orfani dei Militari dell’Arma dei Carabinieri (O.N.A.O.M.A.C.) e al Gen. C.A. Libero Lo Sardo, Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri (A.N.C.) , Enti morali che si occupano rispettivamente di assistere i figli della grande famiglia dell’Arma ai quali è venuto meno un genitore Carabiniere e di mantenere saldi i valori dell’Arma tra coloro non più in servizio, nonchè insieme agli scrittori Giancarlo De Cataldo e Valerio Massimo Manfredi, autori di romanzi i cui protagonisti sono rappresentanti dell’Arma.

La cerimonia è proseguita con la proiezione di due videoclip relative: all’intervento di S.E. Rev.ma Card. Agostino Vallini, Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, Arciprete della Papale Arcibasilica di San Giovanni in Laterano, Amministratore Apostolico della Diocesi di Ostia e Gran Cancelliere della Pontificia Università Lateranense, figlio di un Maresciallo dell’Arma dei Carabinieri deportato in Germania durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale; ad un passaggio del film “A testa alta” realizzato da Ocean Productions per Rai Fiction in occasione del Bicentenario di fondazione dell’Arma dei Carabinieri per rievocare l’eroico sacrificio dei 3 Carabinieri “Martiri di Fiesole”. In sala, oltre ad Ettore Bassi, anche altri attori del cast, quali Giovanni Scifoni, Alessandro Sperduti e Marco Cocci, i quali sono stati intervistati da Massimo Giletti in merito all’esperienza di interpretare la parte di coloro che sono stati protagonisti di una pagina di storia dai profondi valori morali.

L’attore Bassi ha poi letto un breve brano tratto dal diario che l’App. Giuseppe Beni ha scritto durante la Seconda Guerra Mondiale alternando resoconti del suo servizio con pensieri e preoccupazioni verso i suoi genitori e gli altri 3 fratelli, tutti Carabinieri, impegnati su altrettanti fronti. La storia della Signora Santuccia Beni, madre di Giuseppe, e dei suoi 12 discendenti Carabinieri, ha consentito a Massimo Giletti di chiamare sul palco e presentare il Lgt. Cosimo Rosati, e i suoi 4 figli Carabinieri, il Ten. Col. Massimo, il Cap. Fabio e i Mar. CA. Andrea e Riccardo. La cerimonia si è conclusa con la consegna da parte del Comandante Generale dell’Arma Leonardo Gallitelli del grado di Maresciallo Aiutante sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza ad Armin Zöggeler , attribuitogli a seguito di promozione per “meriti eccezionali” per gli straordinari risultati sportivi e delle elevate doti di atleta e di Carabiniere che hanno dato lustro allo sport nazionale e accresciuto nel mondo il prestigio dell’Italia e dell’Arma dei Carabinieri.

IL CALENDARIO STORICO

Il filo conduttore che lega i mesi dell’anno, illustrati dalle tavole del Maestro Paolo Di Paolo, è costituito dal tema “Il Carabiniere e la famiglia”.Il calendario, attraverso una raccolta di lettere scritte dai Carabinieri ai familiari e di immagini di vita al di fuori del servizio, è dedicato a coloro che condividono in silenzio sacrifici e soddisfazioni dei militari dell’Arma. In copertina è raffigurata la caserma “Bergia” di Torino, primo Comando Generale dell’Arma e ideale “casa del Carabiniere” da dove inizia il cammino professionale di ciascun militare e si tramandano tradizioni e valori tipici dell’essere Carabiniere.

Nella quarta di copertina, all’interno di un ovale, è raffigurato un Carabiniere intento a scrivere alla propria famiglia.
La prefazione del Comandante Generale dell’Arma Leonardo Gallitelli, presenta il tema centrale che ispira l’opera, sottolineando come negli affetti più stretti sia “radicata la disponibilità a provvedere che il Carabiniere coltiva nella sua missione quotidiana”, sia essa di vigilare sulla sicurezza di un borgo o di costruire la pace fuori dai confini nazionali, “animato solo da inviolabile fedeltà ai principi di legalità, libertà e giustizia”.
Il Generale Gallitelli poi pone l’accento sul senso del dovere “che è cifra distintiva del nostro agire e che trova da sempre piena e speculare rispondenza nell’ambito familiare”, evidenziando, in conclusione, come quei familiari, nel ricevere le lettere, non solo abbiano trepidato per la sorte dei loro cari, ma abbiano anche avvertito “intimamente l’orgoglio di essere parte viva e pulsante di quella storia”.
La tavola che apre il Calendario, in contropagina alla citata prefazione, riporta un particolare dell’opera vincitrice del 1° Premio per la categoria “Pittura” del Concorso Artistico Nazionale indetto in occasione del Bicentenario di fondazione dell’Arma a simboleggiare il tramandarsi delle tradizioni tra le generazioni.

Le tavole del Calendario, tramite “l’aspetto più umano di alcuni Carabinieri”, ripercorrono alcuni momenti salienti della storia dell’Istituzione.  Dalla descrizione della battaglia di Pastrengo e della dura “vita di campagna” fatta in una lettera indirizzata alla moglie dal Capitano Bernardino Morelli di Popolo, Comandante di uno dei tre Squadroni Carabinieri che diedero vita alla Carica di Pastrengo, a quella indirizzata dal Capitano Alfredo Amenduni  sempre alla propria consorte, con la quale descrive le fasi salienti della battaglia di Adua, evidenziando il rammarico per aver visto cadere numerosi amici.
Povero Soliman. Ho dato molto danaro alla sua famiglia, ma ciò che sollievo è per me se non l’ho più vicino? Perché sopravvivere ad una catastrofe simile?
Dalla lettera rinvenuta addosso al Carabiniere Orazio Greco –  deceduto il 18 luglio 1915, nell’imminenza della battaglia del Podgora, mentre si trovava sotto le linee nemiche per danneggiare i reticoli austriaci – e diretta alla madre per invitarla a non piangere e mandare sul fronte anche gli altri fratelli, “… tra poco attaccheremo il forte nemico. Se dovessi cadere non piangete, mandate gli altri fratelli quassù che ve n’è bisogno per la Patria”.

Alle umili parole rivolte, nel 1937 ad Adelfia (Bari), al Comandante Generale dell’Arma Generale Riccardo Moizo, dalla madre del Car. M.O.V.M “alla Memoria” Vittoriano Cimarrusti, durante lo scoprimento di una lapide in onore del figlio, immolatosi il 24 aprile 1936 a Gunu Gadu (Etiopia). “Signor Generale, sono fiera di aver dato alla Patria un brandello di me stessa, mio figlio Vittoriano. Non chiedo altro a Vostra Eccellenza che un’unica grazia: quella di poter rivedere le spoglie mortali del mio Vittoriano”.

Non mancano riferimenti sia ai pluridecorati Colonnello Lussorio Cau e Capitano Chiaffredo Bergia, i quali seppero trarre dagli affetti familiari rinnovate energie per conseguire i ben noti ed esaltanti successi contro il brigantaggio, sia al Maggiore Alessandro Negri di Sanfront,  Comandante dei tre Squadroni di Carabinieri Reali assegnati alla scorta del Re Carlo Alberto durante la Prima Guerra d’Indipendenza, e al Vice Brigadiere M.O.V.M. “alla Memoria” Salvo D’Acquisto – dai destini diversi, ma uniti nella determinazione a mantenere fede al giuramento prestato – che, malgrado pressati dagli eventi, trovarono il tempo per rivolgere un pensiero alla propria madre.
Dense di significato e cariche di sentimenti – sebbene l’una si chiuda con rassicurazioni sul buon esito della situazione e l’altra sia stata scritta sotto forma di testamento – le missive che le M.O.V.M. “alla Memoria” Tenente Romeo Rodrigues-Pereira e Maresciallo Francesco Pepicelli, Martiri delle Fosse Ardeatine, hanno indirizzato alle rispettive mogli.
“Olga mia, quando leggerai queste mie parole, scritte forse tanti anni fà o solo da pochi, il mio corpo è immoto, la mia vita è spenta..
“Adorata mogliettina mia, quanto state facendo è veramente meraviglioso.
(…) Mio amore, se sapessi come disperatamente ti adoro! Domani cicci mia ti scriverò più a lungo e vedrai amore che tutto finirà bene… Le ultime tavole del calendario sono dedicate alla Signora Santuccia Beni, che, tra figli, nipoti, pronipoti e cugini, ha avuto 12 familiari nell’Arma. Uno dei figli della donna, l’Appuntato Giuseppe Beni, in missione di scorta ad un convoglio nel Mediterraneo durante la Seconda Guerra Mondiale, scrisse un diario annotandovi, tra l’altro, pensieri diretti alla madre e agli altri fratelli in armi. Il 18 maggio 1977, a Porto San Giorgio (FM), anche la famiglia Beni ha pagato il suo tributo di sangue alla Patria, l’Appuntato M.O.V.M. “alla Memoria” Alfredo Beni cadde in un conflitto a fuoco con dei malviventi.


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