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Buoni pasto per i dipendenti pubblici, l’Associazione ristoratori del Trentino contro il bando

mercoledì, 14 agosto 2019

Trento - Buoni pasto per i dipendenti pubblici, Associazione ristoratori del Trentino contro il bando della Provincia di Trento: ribassi sulle spalle delle aziende. Marco Fontanari (Associazioni ristoratori del Trentino): “Pur nella massima libertà del singolo esercente, come Associazione sconsigliamo la sottoscrizione di una convenzione che penalizza fortemente le aziende della ristorazione e di pubblico esercizio”.

Marco Fontanari 1Sono le imprese della ristorazione e di pubblico esercizio a pagare i ribassi previsti dal bando provinciale per l’assegnazione dei buoni pasto per i dipendenti pubblici della Provincia di Trento. È netta la posizione dell’Associazione ristoratori del Trentino guidata da Marco Fontanari (nella foto). Una posizione per altro non dell’ultima ora ma messa nera su bianco già a febbraio scorso con una lettera indirizzata al presidente Fugatti dove si lanciava l’allarme per un bando iniquo e si chiedevano correttivi per non penalizzare la categoria.

“Le nostre critiche ed i nostri dubbi – spiega il presidente Marco Fontanari – erano più che fondati, quando ad inizio anno abbiamo fatto notare al presidente Fugatti che questo bando andava a colpire in primis le aziende che avrebbero erogato il servizio, cioè ristoranti e pubblici esercizi, e subito dopo gli utenti del servizio. Avevamo pronosticato che non sarebbero stati in molti gli imprenditori disposti a sottoscrivere la convenzione ed infatti è ciò che è successo: l’aggiudicatario del bando non è riuscito a mettere insieme una proposta valida proprio perché eccessivamente penalizzanti le condizioni previste dal bando”.

“Certamente – prosegue Fontanari – ci dispiace per i dipendenti pubblici, ma, ferma restando la libertà di ciascun imprenditore di fare le proprie valutazioni sui propri conti, come Associazione sconsigliamo vivamente di sottoscrivere questa convenzione a queste condizioni inique. Io stesso ho rifiutato la sottoscrizione e così consiglio anche a tutti i colleghi. Da un lato fa piacere notare la compattezza della categoria, che ha fatto muro contro questa impostazione, dall’altro si tratta di una omogeneità che conferma l’ovvio: con quei numeri nessuna azienda è in grado di garantire un servizio adeguato”.

“Il problema è noto anche a livello nazionale e la stessa FIPE, la nostra federazione nazionale, si è espressa in merito. Ora speriamo che la politica – con cui abbiamo avviato un dialogo – prenda in mano la situazione e riveda questo bando: così com’è non va bene e se non sarà annullato, è comunque destinato al fallimento”.

“Qualche anno fa – conclude Fontanari – l’allora presidente della nostra Associazione Danilo Moresco, ora presidente onorario, assieme a Confcommercio Trentino aveva dato vita ad una società di emissione di buoni pasto proprio per cercare di risolvere un problema che per gli esercenti è sempre stato presente. Allora la cosa venne vista con un certo scetticismo, ora si può dire che fu una scelta lungimirante. Ecco, la vicenda del bando provinciale potrebbe essere l’occasione per dare il via ad una profonda riforma del sistema dei buoni pasto”.

Intervento della Provincia di Trento - Il criterio di aggiudicazione previsto dal bando per i Buoni Pasto non è quello del massimo ribasso ma quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa dove l’offerta tecnica ‘qualità’ ‘pesa’ 80 punti e quella economica 20 punti. La gara è attualmente in corso e si sta valutando la congruità dell’offerta in capo al secondo classificato. Qualora anche il secondo non produca il numero di convenzioni con gli esercenti (previsto dal bando) si passerà all’esame della terza offerta presentata. Se, anche con il terzo e ultimo offerente, si avrà lo stesso risultato, la Provincia, insieme alle altre amministrazioni pubbliche, come previsto in legge, dovrà convenzionarsi con Consip spa ovvero valutare anche la reinternalizzazione del servizio.

La clausola del bando pubblicato, ad oggi obbligatoria per la Provincia ai sensi di legge (articolo 144 del codice degli appalti nazionale), prevede che sia obbligatoriamente previsto “un ribasso sul valore nominale del buono pasto in misura comunque non superiore allo sconto incondizionato verso gli esercenti”.

Quindi non è possibile ammettere una commissione inferiore al ribasso offerto che sarebbe altrimenti illegittimo. La pubblica amministrazione non può in ogni caso non valorizzare gli aspetti economici in bandi di questo tipo. Si rileva che le commissioni applicate in percentuale a carico delle convenzioni Consip Spa, che bandisce le gare sui buoni pasto nel resto d’Italia, va dal 14,85% (Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige) al 21,97% (Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata) al 15,69% e 15% rispettivamente per Lombardia e Veneto.

 



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