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Bruxelles: gli attentati terroristici e il Congresso dei poteri locali al Consiglio d’Europa

mercoledì, 23 marzo 2016

Bruxelles – Quanto accaduto a Bruxelles ha condizionato i lavori del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa, al quale ha partecipato la Presidente Chiara Avanzo.

«In queste drammatiche ore – ha commentato la Presidente Avanzo – tutti i rappresentanti delle 47 nazioni europee hanno concentrato la propria attenzione su quanto accaduto a Bruxelles, un atto che vuole minare le basi della cultura europea.

«Tutti gli interventi hanno voluto sottolineato l’importanza di creare politiche che favoriscano l’integrazione, che superino i confini e che permettano di evitare quelle sacche di emarginazione in cui può trovare terreno fertile il fondamentalismo».

confresso d'europa

All’inizio della seduta, il Presidente Jean-Claude Frécon ha voluto ricordare le vittime. «In questo momento – ha detto – va espressa l’unanime condanna per questi atti terroristici».

Ha quindi parlato dell’immobilismo dell’Europa, reclamando il ruolo delle autonomie locali in questa fase.

«I Governi nazionali devono coinvolgere e rafforzare le collettività territoriali, per trovare soluzioni adeguate ai problemi che ci troviamo a dover affrontare.

«Sono i poteri locali e regionali il primo interlocutore con la comunità e per questo è importante che siano dati alle autonomie locali gli strumenti per poter creare le necessarie condizioni di sicurezza per tutti i cittadini, sicurezza che passa prima di tutti per il dialogo e la promozione dei principi contenuti della Carta dei Diritti Europei.»

Quello del ruolo delle regioni e dei poteri locali europei in questa fase è stato dunque il tema discusso in questa giornata, con particolare rilievo alla questione dell’integrazione. Il Congresso dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio d’Europa è l’organo in seno al Consiglio d’Europa incaricato di vigilare sulla democrazia territoriale e sul rafforzamento dell’autonomia locale e regionale nel nostro continente.

All’ordine del giorno previsto per questa prima giornata, il tema dei profughi, con particolare attenzione alla questione umanitaria, alle difficoltà di gestire l’afflusso dei rifugiati e sulle implicazioni sociali e politiche legate al movimento migratorio in atto.

«La questione dei rifugiati è un tema che riguarda tutta Europa e non possiamo pensare di gestirlo solo a livello locale, – commenta la Presidente Avanzo. – Quanto accade in queste ora dimostra la necessità di superare l’immobilismo europeo e di creare politiche comuni che partano dal basso. «Chiudere i confini non è la soluzione e il dibattito in corso in queste ore a Strasburgo è finalizzato ad individuare politiche comuni che possano regolamentare l’accoglienza a livello europeo.

«Si tratta di un tema che coinvolge tutte le nazioni del nostro continente e il confronto con gli altri rappresentati delle Regioni europee sta evidenziando le difficoltà di questo momento. «L’auspicio è che da questo dibattito possa emergere una linea di indirizzo comune per affrontare un tema che richiede una politica unitaria a ogni livello.»

A parlare della situazione dei profughi dei propri paesi sono intervenuti tre invitati: Thorsten Klute, segretario di stato e ministro del lavoro della Westphalia, in Germania; Mustafa Dündar, Sindaco di Osmangazi, la città turca che al momento accoglie circa il 12% dei profughi siriani e Gabriele Klug, sindaco e responsabile del dipartimento degli Affati Sociali,integrazione e sviluppo del dipartimento di Cologna, in Germania.

Il problema più importante rilevato da tutti e tre i relatori è stato quello delle politiche dell’integrazione. «Oggi, alla luce di quello che è accaduto, sembra difficile parlare di integrazione, ma questo quello che dobbiamo fare se volgiamo sconfiggere il terrorismo. «Solo dal rispetto reciproco e dalla comprensione può nascere la pace. «Quando parliamo di rifugiati, al di là di qualsiasi considerazione politica, non dobbiamo mai dimenticare l’aspetto più importante: non stiamo parlando di numeri su una carta, ma di persone, famiglie, donne e bambini, che stanno cercando di avere un futuro senza guerra. «Ci vogliono regole certe, ma non deve mai venire meno l’aspetto umanitario».


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