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Brennero e questione profughi: la Provincia dice sì all’accoglienza. Rossi: “Pronti a fare la nostre parte”

mercoledì, 2 marzo 2016

Trento – La questione profughi è stata discussa e al termine è stata approvato un documento. Il voto della risoluzione della maggioranza approvata con 19 sì, due astenuti e 8 no e la non partecipazione al voto di Manuela Bottamedi; la bocciatura, con 19 no, 7 sì e sempre l’astensione di Bottamedi, quelle di Rodolfo Borga della Civica Trentina e di Maurizio Fugatti della Lega Nord, hanno chiuso il Consiglio straordinario che si è tenuto nella mattinata di oggi.

La mozione firmata dai capigruppo della maggioranza, in buona sostanza, impegna la Giunta a sostenere l’accoglimento dei migranti con procedure uniformi nei paesi europei; a invitare l’Austria a sostituire le barriere con controlli al confine; a coordinare le accoglienze con Bolzano; a ridistribuire i profughi sul territorio nazionale, a velocizzare le richieste di protezione internazionale e a intraprendere iniziative politiche per evitare le chiusure nazionali e a far proseguire l’esperienza dell’Euregio.

Ugo Rossi in Regione

Di tono opposto le altre due risoluzioni, quella di Borga aveva tre obiettivi: chiedere al governo di accelerare i tempi per le richieste di asilo che ora richiedono due anni; fare pressioni sul Governo perché vari un decreto per rendere possibili le espulsioni dei richiedenti asilo che delinquono e chiedere a Roma di riprendere i fili di una politica estera incisiva. Quella di Fugatti mirava ad impegnare la Giunta a chiedere al Governo di attuare maggiori controlli alle frontiere e pattugliamenti delle coste.

Il Consiglio straordinario sulla chiusura del confine del Brennero, chiesto dai consiglieri della minoranza, si è aperto con un intervento di Bruno Dorigatti il quale, ricordando che anche a Bolzano oggi hanno affrontato questo tema, ha detto che la questione dei profughi rischia di scardinare l’assetto democratico delle nostre società. Il Presidente Rossi, nella sua comunicazione ha sottolineato il passaggio della Commissione interregionale di ieri su un tema posto in termini di urgenza dalla decisione dell’Austria, ma ancor prima dai conflitti che sono la vera causa di questa situazione. Lo spirito dell’Euroregione, ha affermato Rossi, non è quello di criticare le scelte degli stati, ma di ribadire il valore assoluto di Schengen anche perché la situazione dei profughi non può essere affrontata dai singoli stati. Anche se, come Austria, Germania o Svezia, hanno ampiamente adempiuto ai doveri di accoglienza dei profughi. “Siamo andati a ribadire questo al governo Austriaco e al Presidente della Repubblica austriaca – ha detto Rossi -, ed è stato importante farlo. La ministra degli interni ha ribadito che le misure saranno introdotte anche se in via temporanea. Ad Alfano abbiamo offerto leale collaborazione con lo Stato il che significa che faremo la nostra parte nell’accoglienza dei profughi e anche di più nel caso si dovessero verificare maggiori afflussi a causa del blocco delle frontiere. Disponibilità date a fronte del fatto – ha aggiunto – che servono misure sul territorio italiano ben prima dell’arrivo di queste persone da noi. Alfano ha dato rassicurazioni su prima accoglienza e identificazione e redistribuzione. E rassicurazioni sono state date anche sul fatto che ci sarà un impegno europeo e la collaborazione con la polizia austriaca. Tra le preoccupazioni c’è anche quello delle difficoltà nel trasporto merci, tema sul quale c’è al lavoro una task force. I controlli verranno anticipati lungo l’A22 per evitare l’effetto collo di bottiglia al Brennero”. Ci sono stime, ha ricordato Rossi, che dicono che la reintroduzione dei controlli avrà effetti negativi sull’economia. Fattori che sono stati fatti presenti al Governo. “Ci troviamo – ha detto – di fronte ad un’Europa in difficoltà che non sa prendere una decisione e farla rispettare ai paesi membri. Ma – ha concluso Rossi – il vero aiuto umanitario sta nell’aiutarli nel loro territorio”.

Borga: il problema non può affrontarlo l’Europa perché l’Europa è il problema

Rodolfo Borga (Civica Trentina) ha ricordato che la manifestazione del Brennero ha marcato la distanza tra le élite e le legittime aspirazioni dei popoli europei. Kompatscher e Rossi si sono detti soddisfatti perché il provvedimento di Vienna sarà temporaneo e perché Alfano ha detto che lo Stato farà la sua parte. A Vienna e a Roma si è distribuito, da parte dei tre presidenti dell’Euregio, un documento in difesa di Schengen: un atteggiamento, secondo Borga, che denota una distanza enorme tra popoli e le classi dirigenti che non si rendono conto che anche paesi come la Norvegia minacciano di sospendere Schengen. “Il problema – ha detto Borga – non si può affrontare in Europa perché è l’Europa il problema. Tutti in Europa se ne fregano delle ripartizioni. Se ne fregano di questo ectoplasma politico dell’Unione europea”. Eppure, ha aggiunto il consigliere, la Pat può fare qualcosa a livello politico perché il governo al Senato ha una maggioranza fragile. Anche per questo la risoluzione, ha detto il consigliere, prevedeva impegni concreti: tagliare i tempi, ora di due anni, per esaminare una ricerca d’asilo, col rafforzamento delle commissioni. Pretendere, anche chiedendo ad Alfano di fare un decreto, che chi viene qui a spacciare a spese del contribuente venga espulso davvero.

Simoni: la strada è quella dei corridoi umanitari

Marino Simoni (PT) ha detto che la situazione europea è drammatica e che mai avrebbe pensato di riprendere in mano al passaporto per passare un confine europeo. E in questa crisi un’istituzione come la Pat può dare risposte perché ha saputo darle alle tensioni etniche ed è stata a lungo un modello e che ha una tradizione di solidarietà. Un’autonomia che deve respingere le strumentalizzazioni perché questa crisi rischia di travolgere anche le istituzioni autonomiste. La strada, per Simoni, è quella dei corridoi umanitari e della razionalità politica. Per questo, il capogruppo di Pt, ha espresso il no alla risoluzione presentata da Borga e a quella di Fugatti.

Fasanelli: alla fine ringrazieremo l’Austria

Massimo Fasanelli (Misto) ha affermato che l’Europa non ha fatto nulla. La scelta di Vienna di alzare barriere è drammatica ma arriveremo, paradossalmente, a ringraziare l’Austria perché dopo questa decisione si sono fatte più cose che nei cinque anni precedenti. Al termine della seduta, pur dichiarando di non partecipare al voto sulla mozione di maggioranza, ha chiesto di fare un tentativo di arrivare a un documento unitario.

Degasperi: gli stati nazionali hanno diritto di difendere i loro cittadini

Filippo Degasperi (5 Stelle) ha ricordato che quello dei profughi è il problema più grande che affronta l’Ue dalla sua nascita e nonostante ciò la discussione in Consiglio si fa solo per volontà della minoranza. Il consigliere ha ritenuto positivo l’intervento dell’Euregio, ma l’euforia dopo gli incontri di Vienna e Roma non è condivisibile perché dagli incontri è uscito poco o nulla. La scelta dell’Austria, ha detto ancora, è comprensibile di fronte al disordine europeo che si dimostra nell’incapacità di difendere i confini esterni. Nel concreto servirebbero esami veloci dei richiedenti asilo e il rispetto delle norme nazionali in materia. Su più di 2000 domande presentate alla commissione di Venezia, ha ricordato, ne sono state accolte 78. Gli altri andrebbero quindi rimpatriati ma non si riesce a farlo e quindi, di fronte a questo, l’Austria e altri paesi hanno chiuso le frontiere. Se poi si pensa di risolvere i conflitti con interventi militari, non dimentichiamo, ha concluso Degasperi, quanto è successo in Iraq o in Libia. In questo quadro gli stati nazionali hanno il diritto di difendere la sicurezza dei propri cittadini.

Fugatti: pagheremo gli errori del governo Renzi

Maurizio Fugatti (Lega) ha esordito dicendo: “oggi piangete perché l’Austria ha deciso di difendere i suoi cittadini, ma l’Austria fa questo per colpa vostra. Per le vostre ideologie che avete difeso, fino a qualche settimana fa, dicendo che l’Europa sta seguendo l’Italia, come quando la Merkel accoglieva i profughi con le bandierine. Ha sbagliato il governo e ha sbagliato la Pat perché non ha detto a Renzi che stava sbagliando. Oggi l’Austria fa quello che fanno i paesi vicini alla Grecia perché non si fida dell’Italia. Il Trentino e Sudtirolo pagheranno questi errori quando i flussi aumenteranno”. In Trentino, ha ricordato Fugatti, non c’è un solo siriano, tranne quelli arrivati nei giorni scorsi. La maggioranza sono pakistani, africani o del Bangladesh ai quali la Pat, guidata dal Patt, dà anche i trasporti gratis. “E dopo queste scelte – ha detto ancora – vogliamo insegnare all’Austria cosa fare. Al governo Renzi si deve dire che le frontiere vanno controllate con i pattugliamenti previsti dal ministro Maroni, perché per il 90% non si tratta di profughi ma di clandestini”.

Baratter: l’Euregio sta mostrando la sua forza

Lorenzo Baratter (Patt) ha detto che l’Euregio sta mostrando la sua forza come hanno dimostrato i tre presidenti che in poche ore hanno raggiunto i vertici di Vienna e Roma. Dal 2015, ha ricordato, è stata istituita l’Euregio task force su questo tema e mai si è visto un impegno così forte e unitario dei tre presidenti. Il 29 i capigruppo, al Brennero, si troveranno per proporre al prossimo Dreierlantag di discutere su questo fenomeno che sta mettendo in crisi l’unione Europea e da un cedimento strutturale europeo nessuno trarrebbe vantaggi. E il Brennero non potrà diventare, di nuovo, un luogo simbolico di divisione, quando ci sono ormai generazioni che non hanno mai visto quella frontiera.

Giovanazzi: L’Unione Europea è finita

Nerio Giovanazzi (AT), che s’è astenuto sulla mozione di maggioranza e ha votato quelle di Borga e Fugatti, ha detto che le visite a Vienna e a Roma dei vertici dei tre territori dell’Euregio non sono servite a nulla. Ed ha ricordato, come ha scritto il professor Toniatti, che l’Austria si sta solo giustamente difendendo perché l’Unione europea non c’è più. Per questo la sovranità statale, secondo il consigliere, va rinforzata anche di fronte ad una vera e propria invasione di stranieri che pesa soprattutto sugli strati più bassi della popolazione. Giovanazzi ha denunciato inoltre casi di totale mancanza di rispetto da parte dei migranti nei confronti dei volontari nel centro di Marco. “L’esperienza europea – secondo Giovanazzi – è finita, perché quando ci si trova di fronte alla necessità di stare insieme ci si divide”.

Maestri: il Brennero aperto è l’essenza dell’Europa

Per Lucia Maestri (PD) il tema del Brennero non è una quesione territoriale perché richiama l’essenza stessa di Europa. Un’Europa tenuta assieme dall’euro e da Schengen, ai quali non si vuole rinunciare, ma anche vittima di fratture che fanno rinascere i nazionalismi. Si deve guardare all’Europa, invece, come un bene comune. La grande migrazione è una sfida, ma il Brennero è il simbolo di Unione Europea, dal quale è nato l’Euregio, il ponte tra il Mediterraneo e l’Europa. “Siamo voluti andare lì – ha detto Maestri – con le bandiere dell’Europa, per dire che quello è un passo che unisce. La politica transfrontaliera è costitutiva della nostra realtà autonoma. I tre presidenti hanno fatto un atto importante perché hanno dimostrato la volontà di volere un Brennero che unisce”. Il Trentino, ha aggiunto, è un esempio di accoglienza, anche perché sa dire che chi sbaglia se ne deve andare. Sul progetto di corridoio umanitario dal campo di Homs, il Trentino, primo tra tutti, si è mostrato protagonista anche nei confronti dello stato italiano.

Tonina: il Trentino è un esempio ma le decisioni deve prenderle l’Europa

Mario Tonina (UpT) ha condiviso le prese di posizione dei tre presidenti e la mobilitazione del Dreierlandtag e dei consigli dei tre territori. Il Trentino, ha auspicato Tonina, deve dimostrare la sua tradizione di solidarietà. Anche se le soluzioni si possono prendere solo a livello europeo.

Borga: una risoluzione fatta di parole vuote

Borga ha detto che non avrebbe partecipare al voto della risoluzione della maggioranza, soprattutto perché è stata scritta in nome del popolo trentino che, invece, è distante anni luce dai discorsi vuoti e dalle parole ormai senza senso contenute nella risoluzione del centro sinistra.
Fugatti, anche lui non ha partecipato al voto su quella che ha definito la mozione del nulla. Quando, di fronte ai richiedenti asilo – spacciatori, il presidente della Pat o qualcuno della maggioranza, anche del Patt, non ha detto nulla.

Degasperi: milioni alle associazioni che lavorano per i profughi

Degasperi ha dichiarato che non avrebbe partecipato al voto della mozione dei buoni propositi della maggioranza e che la scelta dell’Austria è il frutto della sfiducia per quanto avviene in Italia. Critiche da parte di Degasperi anche ai tre milioni di euro che vanno alle associazioni, mentre l’Italia, in totale, ha speso 130 milioni di euro per sostenere il “fantomatico impegno” della società civile.

Borgonovo Re: la politica deve lavorare contro la paura

Donata Borgonovo Re (Pd), rispondendo a Borga, ha detto che non c’è l’intensione di dare patenti di maggiore o minore umanità. Tutti condividono la stessa preoccupazione e angoscia davanti alle immagini e alle storie che si vedono e leggono. Semmai le divergenze sono sulle soluzioni. “C’è però – ha aggiunto – la certezza che l’accoglienza necessita di risposte più complesse rispetto al passato. Anche se lo stile della Pat è sempre stato quello del riconoscimento dei diritti umani, tendendo ben presente i doveri. I cittadini guardano al fenomeno dei profughi con grande attenzione – ha detto – perché hanno presente che alla base dev’esserci il rispetto reciproco”. La questione dei due anni d’attesa, ha ricordato, per ottenere lo status di protezione è complicata dai problemi delle Questure per le notifiche delle decisioni alle persone che si protraggono fino a quando il mediatore culturale non certifica che l’atto è stato compreso. Ma, malgrado tutto, si è al 75% di accoglimenti dello status di protezione. La consigliera, ha concluso il suo intervento, affermando che il compito della politica è di lavorare contro la paura.


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