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Bracconaggio, il fenomeno è in crescita nelle valli bresciane

lunedì, 3 marzo 2014

Breno – La provincia di Brescia è in testa alla classifica del bracconaggio. Sono numerosi gli episodi che hanno coinvolto negli ultimi mesi alcuni cacciatori delle valli bresciane, in particolare Valle Camonica e Val Trompia. Adesso spuntano numeri da urlo: nel 2013 sono aumentati i reti ai danni della fauna selvatica. I dati sono stati resi noti dal Cabs (committee against bridge slaughter) e dalla Lega per l’abolizione della caccia. Le due associazioni hanno documentato 548 casi di danni alla fauna selvatica e l’8 per cento è avvenuCaccia1to in provincia di Brescia. Secondo la Lac il fenomeno del bracconaggio interessa in modo particolare  aquile, falchi pellegrini, gheppi, sparvieri, poiane e fringuelli. I reati più diffusi legati al bracconaggio riguardano l’uso di richiami, l’abbattimento di specie super protette e la caccia in zone di divieto. Inoltre, sempre secondo la classifica della Lac ci sono episodi che ci devono far riflettere, ad esempio in Trentino è stato ucciso un orso  e abbattuti alcuni lupi utilizzando lacci o esche avvelenate.”Su questi ultimi casi – affermano i responsabili della Lac – occorre intervenire tempestivamente e colpire gli autori”.  


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