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Autonomia responsabile, confronto Delrio, Rossi e Bianco

sabato, 18 novembre 2017

Roma – Forum su “Economia come” con il dialogo tra Rossi, Delrio e Bianco. Autonomia responsabile, una chiave per lo sviluppo dei territori al servizio del Paese.

Riflettori sull’autonomia, nell’ambito dell’iniziativa “Economia come” che si è svolto a Roma,  alla quale ha partecipato anche il governatore del Trentino, Ugo Rossi, a colloquio con il ministro Graziano Delrio e Enzo Bianco, presidente del consiglio nazionale ANCI.

Un’ora di confronto, moderata dal direttore di Ansa, Luigi Contu, che – attraverso l’esempio di progetti che riguardano la realizzazione e di infrastrutture la cui missione è quella di riportare l’Italia a livelli di competitività internazionale – ha consentito di mettere in risalto anche alcuni dei meccanismi con cui la ‘specialità’ di un piccolo territorio come il Trentino si mette al servizio dell’intero sistema Paese. Due esempi su tutti: l’Università e il tunnel del Brennero (nella foto il ministro Del Rio e il Governatore Rossi).Del Rio - Rossi

È stato lo stesso Delrio a fissare i parametri dentro i quali sviluppare il ragionamento su quell’autonomia che i recenti referendum in Veneto e Lombardia hanno riportato alla ribalta della cronaca. “Il principio dell’autonomia che riconosco – ha detto – vale se si rispettano due condizioni: che sia capace di rafforzare tanto lo Stato quanto i territori e che al centro ci sia l’interesse per il cittadino”. Ma si tratta di un percorso lungo e lo stesso ministro non ha nascosto l’impressione che siamo ancora in mezzo al guado.Del resto la storia del Trentino e dell’Alto Adige così come li conosciamo nasce assieme alla stessa storia della Repubblica che, per usare le parole di Rossi, “fin dall’inizio ha saputo riconoscere le motivazioni profonde che stanno alla base dell’autogoverno. Ci siamo mossi sempre dentro quel solco cercando di sviluppare al massimo queste possibilità, come dimostrano le 154 norme di attuazione che, in un continuo confronto con lo Stato, hanno reso la nostra una “autonomia dinamica”, sempre inserita saldamente nella cornice della Costituzione italiana”. Quella stessa costituzione che, invero, già nel 2001 ha previsto il percorso dell’autogoverno anche per le regioni a statuto ordinario. “Ci sono competenze – ha spiegato Rossi – sulle quali è possibile iniziare l’esercizio di autogoverno, penso alla scuola o alla formazione professionale dove, nel rispetto dei programmi ministeriali, l’amministrazione locale può garantire l’organizzazione del personale o l’edilizia scolastica spendendo meno dello Stato che potrebbe destinare i risparmi al risanamento del debito pubblico”.Il tutto garantendo più qualità ai cittadini. Un esempio? Rossi ha portato quello dell’Università che in Trentino può contare su un finanziamento di 125 milioni di euro provenienti dal gettito fiscale locale. “Ebbene, il 64 per cento degli iscritti non è trentino e questo non solo è utile a mantenere alti gli standard qualitativi del nostro ateneo, secondo un processo virtuoso di cui beneficiano anche i trentini, ma è un vantaggio anche per il resto del Paese che può contare su un presidio di alta formazione da cui passa anche la cifra della competitività della nazione”.”Ecco perché – ha aggiunto Rossi – guardiamo con attenzione a quanto sta accadendo nelle regioni vicine, convinti che quello che faranno Lombardia, Veneto e Emilia Romagna sarà un percorso serio, con le caratteristiche che ho cercato di descrivere, forte di quel dialogo leale con lo Stato che deve saper riconoscere chi, fra i propri figli, sa comportarsi con responsabilità e intervenire di conseguenza quando questa responsabilità non si afferma”.Un tema, quest’ultimo, toccato anche dal presidente Anci Enzo Bianco che ha ricordato la situazione di povertà in cui Trentino Alto Adige versavano nell’immediato dopoguerra, riconoscendo il buon uso dell’autonomia quale via per il riscatto e la costruzione di un benessere collettivo.Obiettivo che si raggiunge naturalmente anche attraverso le grandi infrastrutture.

“L’Autostrada del Brennero – ha ricordato ad esempio Rossi – è nata proprio negli anni in cui il Trentino Alto Adige cercavano di riscattarsi. E, come allora, quando la missione era collegare l’Italia al nord Europa, anche oggi continua ad essere strumento di visione del futuro.

Questo perché parte dei suoi utili finanzieranno un pezzo di quell’importantissima opera che è il tunnel del Brennero. Sembra paradossale che un’infrastruttura creata per il ‘sistema gomma’ possa far decollare un sistema apparentemente concorrente come quello ferroviario, ma è proprio così, perché siamo convinti che insieme questi due mondi daranno la migliore soluzione al problema a del traffico, nel pieno rispetto della sostenibilità tanto ambientale quanto economica. Ecco perché pensiamo che i territori, con le loro vocazioni al l’autogoverno responsabile, possano essere protagonisti, purché sappiano progettare il loro sviluppo dentro un contesto più ampio dei loro stessi confini”.


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