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Autonomia del Trentino a rischio con la riforma costituzionale. La lettera di Pergher

domenica, 21 agosto 2016

Trento – Sulla riforma costituzionale, registriamo l’intervento di Roberto Pergher. Ecco il testo: ”Poiché la riforma costituzionale che andremo a votare nel referendum d’autunno non modifica l’autonomia del Trentino fino alla riforma dello Statuto, Giancarlo Bressa, deputato del Pd, ci spiega che non dobbiamo temere nulla perché, se non c’è accordo tra Province autonome di Trento e Bolzano con lo Stato, nulla cambierà. Effettivamente sembra che i membri dell’attuale maggioranza provinciale pensino in sintonia con il pensiero di Bressa. Anche i membri del partito autonomista con l’eccezione di Walter Kaswalder la pensano nello stesso modo anche se vorrebbero rassicurazioni di aver capito bene da parte dell’onorevole Elena Boschi, fautrice della riforma!

provincia autonoma di trento trentino

Ma le cose stanno veramente così? In realtà molti pareri di politici e costituzionalisti parlano di incertezza interpretativa rispetto alla clausola di salvaguardia che prevede la non applicabilità della modifica del titolo V alle speciali fino a revisione dei rispettivi statuti.

La domanda vera diventa la seguente: sarà mai possibile che le Province e le Regioni a statuto speciale possano salvaguardare in futuro la propria autonomia o addirittura aumentarne le prerogative in una cornice generale della riforma anti-federalista e fortemente centralista? Che possano esercitare un diritto di veto rispetto a qualsiasi iniziativa dello Stato volta a ridurre le prerogative dell’autonomia?
Certamente no!

Con la riforma il pallino passerà decisamente nelle mani dello Stato che potrà semmai fare delle concessioni o deleghe ma con la possibilità di riprendersi quello che vuole e desidera. Molti giuristi dicono che il necessario adeguamento degli statuti non potrà non allinearsi, per il principio di supremazia statale più volte ribadito nella riforma, al quadro generale che vedrà i territori periferici fortemente svuotati di potere rispetto al governo centrale. Credo che solo uno sprovveduto possa pensare che avvenga il contrario e che il Trentino e l’Alto Adige rimangano immuni da tale inevitabile processo, potendo esercitare a piacimento il proprio diritto di veto. Il veto, semmai, ce lo darà lo Stato come attualmente sta avvenendo in numerosi casi di leggi ordinarie, come ad es. l’ultimo provvedimento relativo alla chiusura del punto nascite di Arco.

Al Trentino come all’Alto Adige converrebbe, in una visione più limpida e di lungo periodo, appoggiare semmai riforme della Costituzione che prevedano un reale decentramento dei poteri dello stato in una logica di federalismo virtuoso”.


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