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Aprica: rivolta sulla gestione dei profughi. Sindaco e cittadini scrivono al Prefetto di Sondrio

giovedì, 12 maggio 2016

Aprica – Scontro sulla gestione dei profughi e un intero paese scrive al Prefetto. Aprica ha risposto in massa all’appello del sindaco contro la gestione profughi.

È stata massiccia, ieri sera, la risposta dei cittadini aprichesi alla convocazione del sindaco Carla Cioccarelli per discutere la questione “Emergenza profughi”. Subito all’ingresso della sala c’era la raccolta firme dei residenti sulla lettera di richieste che l’Amministrazione invierà al prefetto di Sondrio e a tutte le autorità politiche statali. Appena fuori alcune donne distribuivano copie del discorso di Papa Francesco ai profughi del campo greco visitato di recente. Con al suo fianco il vicesindaco Bruno Corvi e l’assessore Paolo Corvi, schierati a un tavolo avanzato verso la platea della sala congressi, il sindaco ha preso la parola e ha preliminarmente spiegato lo stato di fatto.

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Da mesi Aprica ospita, in alcune strutture ricettive private (Albergo Aurora e Case Negri), una settantina di profughi africani, in gran parte giovani maschi. I gestori di tali strutture, che sono imprenditori non aprichesi, percepiscono dallo Stato italiano 35 euro al giorno per la “gestione” di ciascun individuo, gestione che consiste sostanzialmente in vitto e alloggio.

I profughi, stante l’impossibilità di avere servizi sociali supplementari quali corsi di Italiano e simili per le ridotte dimensioni della realtà locale, continuano ad essere corpi totalmente estranei alla stessa e alla gran parte della popolazione. Di più: ci sono stati screzi con qualche turista e soprattutto con le famiglie dei residenti, specie in relazione all’uso degli spazi sportivi e ricreativi. Inoltre sarebbero già almeno una decina gli interventi delle forze dell’ordine presso le strutture d’alloggio, dovuti a mancato rispetto delle regole da parte di alcuni, con conseguente spostamento ad altra località e rimpiazzo.
Il sindaco che, insieme a tutta l’amministrazione, fu a suo tempo costretta ad accettare il fatto compiuto e ha il dente avvelenato per aver dovuto subire una decisione che la escludeva, frutto di regole contestatissime, informa di avere nel frattempo rifiutato a qualche profugo la residenza richiesta e la tutorialità ad alcuni minori. Secondo Cioccarelli, che precisa di non essere xenofoba né razzista, l’ingombrante presenza è causa di due tipi di problematiche.
La prima riguarda l’aspetto turistico. Ci sono già – sostiene il sindaco – rinunce da parte di clienti abituali, cresce il timore di mancate affittanze per la stagione estiva e si teme che i turisti ceki possano storcere il naso l’inverno prossimo. Aprica sarebbe in pratica di fronte al rischio di un radicale cambio della sua vocazione: diventare un Cara di Mineo o rimanere una stazione turistica. Il secondo problema è la sicurezza. Decine di maschi giovani e giovanissimi (quasi senza donne) che bighellonano tutto il giono per le strade e le piazze del paese oziando sono di per sé un potenziale rischio.
Poi il sindaco ha piazzato la prima stoccata nei confronti degli albergatori che li hanno accettati, facendo il preciso calcolo degli introiti e stigmatizzando il fatto che abbiano guardato solo al loro profitto, trascurando l’interesse e l’immagine della località. E qui scatta il primo scrosciante applauso, seguito a breve da un altro quando Cioccarelli fa i loro nomi. Un altro rischio paventato è quello che, in caso di malaugurato precipitare della crisi UE causa il problema migranti e non solo, si possa arrivare addirittura all’obbligo che le amministrazioni ospitanti se li debbano tenere e accollare in toto.
A questo punto, rinfrancata dalle reazioni in gran parte favorevoli e calde della platea, Carla Cioccarelli ha affondato il colpo, ripetendo la provocazione: “lascio decidere a voi e l’Amministrazione si rimetterà al vostro responso. Se le firme in appoggio non saranno in gan numero vorrà dire che Aprica deve cambiare vocazione”. Di nuovo un rumoroso applauso, seguito dall’annuncio della “rivoluzionaria” decisione del prefetto di Brescia, che ha recentemente firmato un accordo con i Comuni per la redistribuzione dei profughi in quella provincia, accordo nel quale è previsto che d’ora in poi ogni decisione sulla dislocazione e sui numeri sia presa di concerto tra prefettura ed enti locali, non più scavalcandoli.
I tre amministratori hanno infine mostrato un grande disegno degli alunni della scuola d’infanzia con la riproduzione del logo del Comune e tutto intorno le loro firme fatte con le impronte delle manine. Cioccarelli ha detto di essersi commossa quando glielo hanno consegnato e di aver interpretato il dono come la richiesta implicita di fare tutto quanto in suo potere per salvaguardare l’integrità e la bellezza della comunità locale.

IL DIBATTITO
È seguito il  dibattito, nel quale si sono sentite soprattutto voci a sostegno dell’azione intrapresa dal sindaco, ma anche qualcuna in difesa dei derelitti profughi. Tra le prime ne citiamo per brevità solo tre. Per Andrea Negri “lo Stato dovrebbe vergognarsi per aver messo in piedi questo meccanismo che è un commercio di persone”. Un extracomunitario ben integrato ad Aprica ha sostenuto essere impossibile integrare chi non si vuol integrare. Lo storico Dino Negri ha ricordato come ottant’anni fa gli Aprichesi si opposero fisicamente al tentativo esterno di alloggiare presso un albergo locale decine di ammalati di TBC, decidendo di voler diventare località turistica e non sanatoriale.
Tra le voci contrarie, quella di un uomo che ha letto delle considerazioni storico-politiche, additando il colonialismo e altre nostre colpe storiche come concausa del fenomeno migratorio odierno. E quella di Enrica Volontè, che tra le contestazioni ha potuto a fatica fare alcune pacate precisazioni, tipo quella che non risponderebbe a verità la crisi delle prenotazioni, aggiungendo che non far onore a una località dedita all’ospitalità questa esagerata enfatizzazione del problema profughi.

Aprica 10

Le firme si continuano a raccogliere fino a giovedì 19 maggio presso il Municipio e l’Ufficio turistico.

ECCO IL TESTO DELLE LETTERA 
Ecco la lettera del Comune di Aprica a: Prefetto di Sondrio, Questore di Sondrio, Presidente Provincia di Sondrio, Presidente Regione Lombardia, Presidente Consiglio dei Ministri, Ministro degli Interni, Presidente della Republica.

“Con la presente i sottoscritti cittadini di Aprica chiedono che urgentemente si ponga rimedio alla grave situazione creatasi in paese a seguito dell’emergenza profughi. Nello specifico chiediamo alle autorità competenti di valutare i seguenti aspetti:

- Come prima cosa, il numero di persone ospitate ad oggi risulta essere più di settanta. In un paese di millecinquecento abitanti è un numero spropositatamente elevato e che crea, a detta di tutti gli operatori del settore, l’impossibilità di gestire in modo adeguato le necessità di queste persone, le quali vengono ospitate alla sola ricerca della diaria promessa (in modo francamente irresponsabile da parte dello Stato) da individui non residenti all’Aprica e ovviamente diseinteressati alle sorti future della località. Chiediamo pertanto l’immediata riduzione del numero a non più di venti persone.

Ultimamente da più parti si sente dire che i profughi vengono mandati dove viene data la disponibilità; è evidente che questo ragionamento non può essere adottato ad Aprica, dove anche a causa della crisi risulta essere facilissimo trovare abbondante disponbilità di locazioni, ben pagate, che rischiano di trasformare questa emergenz in un business per pochi.

Già con il numero attuale la situazione turistica del paese è messa in grave pericolo; se dovesse aumentare ulteriormente sarebbe la il disfacimento per l’intero comparto turistico, sia estivo che invernale.

- Sicurezza. La presenza di un numero così elevato di persone concentrate in due strutture poste tra l’altro a poca distanza l’una dall’altra genera non poche preoccupazioni a noi residenti, donne e genitori. I profughi in questione sono quasi totalmente uomini tra i 25 e i 40 anni, che si muovono anche a gruppi di 30 persone.

- Integrazione. È lampante come un numero così elevato di persone non possa in alcun modo essere integrato in un piccolo paese. Già si cominciano a manifestare problemi di convivenza nelle strutture sportive e di svago.

Vi preghiamo di riflettere su questa nostra iniziativa; Aprica è da sempre un paese ospitale, ma quella che gridiamo è preoccupazione di chi vede messi in pericolo la propria sicurezza, il proprio lavoro e la serenità delle famiglie. Settanta, ottanta o forse cento uomini adulti lasciati allo sbando nelle nsotre strade distruggeranno la nostra economia e con facile profezia avremo episodi di prevaricazione e violenza. La gravità della situazione è a nostro avviso talmente evidente che confidiamo in una rapidissima presa di posizione da parte di chi di dovere”.                               Il sindaco Carla Cioccarelli


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