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Aprica: lo spettacolo e il racconto di un’escursione autunnale in quota. Photogallery

venerdì, 14 ottobre 2016

Aprica – La Salitina allo Zappello dell’Asino per assaggiare la prima neve. Nemmeno partendo tanto presto, visto che il meteo migliorava lentamente, un gruppo di aprichesi ha deciso di salire allo Zappello dell’Asino (2029metri), a sud di Aprica, per assaggiare la prima neve di stagione. Partenza da Aprica e salita a Savrù-Premàlt (1550) in fuoristrada, indi a piedi lungo il crinale boscoso (frequenti i balconi sulle vallate) che dal Ròccolo Giacometti porta ai 2029 dello Zappello dell’Asino, per la cronaca proprio a monte della stazione d’arrivo della seggiovia Baradello (Nelle foto la suggestione dell’escursione autunnale e la prima neve in quota).

Qualche spruzzata si rinveniva nel bosco già intorno ai 1450, mentre in fondo alla Val Campovecchio l’erba verde era ben screziata di bianco già in corrispondenza della malga, situata a 1300. Alla massima quota raggiunta abbiamo comunque dovuto follare uno spessore di oltre 30 centimetri, cosa che – pur con le ghette – ha consigliato prudenza e quindi niente salita al monte Baradello (2258), come nelle speranze.

L’escursione è stata ugualmente generosa di bei paesaggi e suggestioni di vario genere. Almeno due eventi sono degni di essere raccontati brevemente, oltre che per immagini. Il primo, poco oltre il disco orografico del CAI Aprica in prossimità del bivio che porta in discesa al Rifugio Valtellina, scoprire la neve calpestata di fresco da una singola presenza selvatica. Con ogni probabilità un camoscio, che accortosi di venirci incontro, ha silenziosamente deviato verso il pendio. Il secondo, uno stupefacente trancio di coloratissimo arcobaleno, che si è gonfiato dalle basse pendici di Édolo ed è durato una buona mezz’ora, per poi esaurirsi lentamente com’era nato.

Molti altri gli spunti d’interesse paesaggistico e non: le nebbie che salivano a tratti vertiginose dai versanti, le splendide vette locali finalmente ristorate dalla neve (che le faceva apparire più titaniche di quanto non siano), gli alberi e i boschi ancora verdi incappottati di bianco, i grandi abeti contorti ma sempre vivi dell’antico ròccolo. Solo le grandi montagne non c’è stato verso di vedere: Bernina e intere Retiche coperte da una ininterrotta coltre di vaporose volute.


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