QUESTO SITO WEB UTILIZZA COOKIES. NEL CONTINUARE A NAVIGARE SUL SITO STAI ACCETTANDO L'UTILIZZO DEI COOKIES.
TI INVITIAMO A LEGGERE LA COOKIES POLICY.
X
Ad
Ad


Ad
Ad

Aprica: Caterina Moraschinelli festeggia le 99 primavere. L’incontro con il figlio Renato

venerdì, 5 febbraio 2016

Aprica – Grande feste per le 99 splendide primavere di Caterina detta Rina Moraschinelli. Di Aprica ha avuto quattro figli, è tre volte nonna e due bisnonna (Nella foto a lato il figlio Renato con Caterina Moraschinelli).

rina Morascellini

Quando l’abbiamo incontrata, proprio il giorno del suo 99° compleanno, aveva appena indossato una colorata camicetta e stava mettendosi in ordine per l’occasione, ma anche per una festa di carnevale organizzata dalla dirigenza della casa di riposo Città di Tirano nella quale vive da tre anni in un alloggio indipendente, in compagnia di un’altra donna. Parliamo di Caterina Rina Moraschinelli, nata a Liscedo d’Aprica il 4 febbraio 1917, registrata all’anagrafe di Teglio il 9 dello stesso mese, ben cinque giorni dopo, a causa delle difficoltà di allora a recarsi nel capoluogo per la formale comunicazione di ogni evento.

Avvertita in anticipo della visita dal figlio Renato, vigile urbano di Aprica, è preparata all’impegno autobiografico al quale sa di doversi sottoporre e inizia subito, con piglio deciso, a narrarci la sua vita di lavoratrice, di moglie e di madre. È il ricordo di quest’ultimo aspetto quello che la fa sospirare di più e così, nelle sue parole asciutte ma rapide e copiose, par di vedere le sofferenze vissute.

LA VITA DI CRISTINA MORASCHINELLI
Sposatasi a 27 anni in piena guerra con il compaesano coetaneo Quirino Della Moretta, reduce dalla Ritirata di Russia e da oltre sei anni di vita militare (Spagna nel 1938, poi fronti francese, greco-albanese e russo), i primi due figli furono due tragedie, dovute probabilmente alla Sanità dell’epoca: il primo nacque nel 1945 a Tirano dopo una tribolata notte di trasferimento della partoriente da Liscedo all’ospedale aduano, ma non visse che due giorni, ansimando penosamente, perché – dice Rina – “ero stata costretta a tenerlo in grembo troppo a lungo.” La storia si ripeté nel 1947, sempre a Tirano: a causa di un maldestra levatrice, la cui condotta professionale negligente venne stigmatizzata dal Soncelli al suo rientro in ospedale quando la situazione era ormai compromessa, il secondogenito nacque addirittura già cadavere.
Si può immaginare, a questo punto, quale timore potesse nutrire Rina all’idea di avere un altro figlio. Ma erano tempi a loro modo eroici e la nostra minuta, ma vigorosa montanara affrontò la terza e la quarta gravidanza qualche anno dopo, riuscendo finalmente a dare alla luce due bambini in piena salute: Donato nel 1951 e Renato nel 1953. Nel caso di Donato, in particolare, era stata aiutata dal suocero Antonio, in grado di esercitare qualche influenza locale, a recarsi in un ospedale di Milano e ad essere presa in cura dal professor Malcovati. Qui poté attendere per quindici giorni l’arrivo del momento fatidico e, nonostante il nascituro fosse piccolo, le fu praticato il parto cesareo, sebbene probabilmente non necessario.


© Gazzetta delle Valli - Testata registrata in tribunale, direttore responsabile Alberto Panzeri - P. IVA 03457250136