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Alto Adige: vittime di mobbing o violenza, 551 casi trattati dal garante

mercoledì, 13 settembre 2017

Bolzano – Sono 551 i fascicoli trattati nel 2016 dalla Garante Paula Maria Ladstätter. Anche in Alto Adige vi sono bambini ed adolescenti sempre più spesso trascurati, esclusi o vittime di mobbing, che vivono situazioni di violenza sessuale, fisica o psichica. L’Ufficio della Garante per l’infanzia e l’adolescenza (“Kija”) ha redatto la propria Relazione annuale, riferita all’attività 2016. Le collaboratrici della Kija nel 2016 si sono occupate di 965 richieste, che riguardavano tematiche quali separazione, divorzio, allontanamento, assistenza economica, tempo libero, asilo, scuola, mobbing, autodeterminazione dei giovani, internet e tutela giovanile. La Garante per l’infanzia e l’adolescenza sottolinea l’importanza di un difensore indipendente per i minori in Alto Adige. La Kija è stata istituita con Legge provinciale n. 3 del 26 giugno 2009.

I CASI - Clara, otto anni, è vittima di mobbing a scuola, ha episodi di enuresi notturna e non vorrebbe uscire più di casa. Claudio, cinque anni, vive in affidamento famigliare, perché la sua mamma non riesce ad occuparsene a sufficienza. Werner, 14 anni, si arrabbia perché il padre gli vieta di giocare alla Playstation e gli blocca l’accesso a internet. Greta, 13 anni, non ha il coraggio di raccontare ai genitori che suo zio la palpeggia nelle parti intime, contro il suo volere. Nessuno la mattina sveglia Thea, dodici anni, le prepara la merenda oppure le chiede come va a scuola. Queste e altre simili sono le situazioni che le collaboratrici della Garante per l’infanzia e l’adolescenza affrontano quotidianamente. Nel 2016 la Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Paula Maria Ladstätter è stata affiancata da una giurista (prima Sarah Siller, poi Anna Graber) e da un’amministrativa (Patrizia Viale). La maggior parte delle consulenze si sono svolte via telefono (793), 125 sono stati i colloqui “Face to Face”, 29 le consulenze via e-mail, 11 tramite WhatsApp e sette via Facebook.

“I casi – afferma Paula Maria Ladstätter – sono spesso complessi e coinvolgono vari attori. La loro elaborazione è articolata e spesso dura alcuni anni”. Dei 551 fascicoli trattati nel 2016, 215 sono stati quelli di nuova apertura, i restanti provengono dagli anni precedenti. Per arrivare a soluzioni soddisfacenti, sono necessari colloqui individuali e di mediazione e incontri con i partner di rete, aggiunge la Garante per l’infanzia e l’adolescenza: negli incontri organizzati dalla Kija sono presenti di media dai sei ai dieci rappresentanti di autorità e servizi.

Paula Maria Ladstätter

Paula Maria Ladstätter (nella foto) cita un caso, a titolo di esempio. Era stata contattata da una mamma, proveniente da un paesino, che non si sentiva presa sul serio dagli insegnanti della figlia di 10 anni. Clara (nome di fantasia) è dislessica; gli insegnanti la criticavano, senza mai però chiedere alla madre di fare una diagnosi più approfondita. Clara nei compiti scritti era sempre più in difficoltà e gli insegnanti non prendevano provvedimenti: la bambina iniziava ad essere esclusa, umiliata ed evitata dai compagni. Poiché Clara al mattino si svegliava di frequente con il mal di pancia, la madre si era rivolta ripetutamente, ma inutilmente, all’insegnante di classe. Anche un colloquio con il direttore scolastico non aveva portato ai risultati sperati. La madre si era rivolta quindi all’Ufficio per la Garante dell’infanzia e adolescenza, e Paula Maria Ladstätter aveva invitato a colloquio i genitori della bambina, l’intendente scolastico, il direttore scolastico, l’insegnante di classe e rappresentanti del distretto sociale. Il padre della bambina, che non viveva con la famiglia, aveva chiesto che la bambina cambiasse scuola, ma dopo una serie d’incontri individuali e di gruppo i genitori avevano convenuto che la figlia restasse nella scuola che stava frequentando. I responsabili della scuola avevano richiesto una diagnosi della dislessia, realizzato un piano di formazione individuale e introdotto in classe il tema del mobbing. Nel frattempo, per la bambina, che ora frequenta la quinta elementare, la situazione è migliorata un po’.

Paula Maria Ladstätter sottolinea che grazie ai buoni contatti e ad una approfondita conoscenza della realtà del sociale gode di un accesso diretto agli uffici competenti, e grazie all’autonomia dell’istituzione che guida può fungere da mediatrice; la Kija stessa è un servizio di bassa soglia, accessibile a tutti. L’ufficio della Garante per l’infanzia e l’adolescenza si rivolge a bambini, bambine ed adolescenti che si trovano in una situazione di difficoltà, i cui genitori sono in fase si separazione o divorzio, che hanno problemi a scuola, che sono vittime di violenza, che vivono situazioni di mobbing o di difficoltà di altra natura. La consulenza è riservata, anonima e gratuita. Se i giovani non riescono a recarsi presso la Kija a Bolzano, le collaboratrici della stessa si recano presso di loro o presso i distretti di competenza.

“Al fine di elaborare e trovare delle soluzioni per il bene del bambino, è fondamentale comunicare allo stesso livello, sempre nel rispetto di chi abbiamo di fronte – conclude Paula Maria Ladstätter – . Si tratta di ascoltare e rispettare le diverse competenze e i diversi punti di vista dei presenti, e di mantenere sempre al centro dell’attenzione le difficoltà che sta vivendo il minore o la minore”.

Per ulteriori informazioni, la Garante per l’infanzia e l’adolescenza può essere contatta tramite WhatsApp (Tel. 0039 331 1738847), via e-mail info@garanteinfanzia-adolescenza-bz.org e via Facebook (facebook.com/kijagaia).

 


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