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Al via la quinta Water Conference della Convenzione delle Alpi

giovedì, 25 settembre 2014

Trento - Condividere le esperienze e capire cosa si può fare insieme. Avere un approccio sinergico per affrontare le problematiche legate all’acqua. Con questo spirito si è aperta la quinta Water Conference, che si tiene oggi e domani, presso la sede dell’Università di Trento di via Tommaso Gar.val-di-pejo-4

La conferenza è nata per diffondere i risultati delle attività dedicate alla gestione dell’acqua nel quadro della Convenzione delle Alpi. La 5° Water Conference della Convenzione delle Alpi, evento biennale che questa volta si terrà a Trento in collaborazione con l’Unece-Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite e con il Ministero dell’Ambiente, ha come obiettivo quello di fornire ad un vasto pubblico di esperti, istituzioni e parti interessate lo stato dell’arte, le migliori tecniche e i principali risultati sull’adattamento ai cambiamenti climatici nei bacini fluviali nelle zone di montagna.

Diversi gruppi di esperti illustreranno i principali risultati degli ultimi anni di attività nei rispettivi ambiti. Inoltre, saranno presentate da autorevoli relatori informazioni aggiornate sui cambiamenti climatici e sulle strategie di adattamento, nonché i risultati di alcuni progetti di cooperazione territoriale europea. Infine, una particolare attenzione sarà dedicata all’attuazione delle misure di gestione del rischio alluvioni nelle aree montane, con particolare riferimento all’applicazione contestuale della Direttiva Alluvioni con la Direttiva Quadro sulle Acque. Per la Provincia autonoma di Trento l’intervento dell’assessore alle infrastrutture e all’ambiente, Mauro Gilmozzi.

“Credo che il tema dell’acqua in discussione in questi due giorni – ha sottolineato l’assessore Gilmozzi – sia di particolare interesse soprattutto per la nostra provincia. Voglio portare una testimonianza, un esempio dell’impatto che i cambiamenti climatici possono avere sul nostro territorio. Ricordo che circa 10 anni fa ci sono stati tre inverni con basse precipitazioni e noi ci siamo trovati con il lago di Garda che aveva 150 milioni di metri cubi di acqua in meno.

Questo per dire che la presenza dell’acqua sulle Alpi non è così scontata. Quindi i temi che tratteremo in queste due giornate come le politiche di mitigazione, il contributo che ciascuno di noi può dare al miglioramento della produzione di sostanze che peggiorano il clima, e dall’altro lato tutte le azioni di adattamento a questi nuovi scenari sono particolarmente importanti soprattutto per chi come noi vive le Alpi. Perché le Alpi non sono solo un giacimento di risorse naturali ma sono anche uno spazio di vita. Se le persone non dovessero più vivere su questi territori i problemi non sarebbero solo quelli legati alla risorse ma anche quelli dell’impatto che la non gestione del territorio avrebbe sull’intero ecosistema alpino.

Quindi quando in questi giorni parleremo di agricoltura di montagna o del turismo non ci riferiremo solo ad attività economiche, ma alla grande sfida di come mantenere le Alpi abitate”.

Il tema dell’evento, che ha portato a Trento circa 200 fra i massimi studiosi del settore a livello internazionale è “L’acqua nelle Alpi – e oltre: adattamento dei bacini alpini e montani ai cambiamenti climatici”. Un’occasione di confronto preziosa, questa, non solo per ricercatori ed esperti sull’argomento ma anche per tecnici ed amministratori che si confrontano quotidianamente con il tema della gestione delle acque nel contesto più generale dell’ambiente montano e degli stress a cui esso è sottoposto a causa del cambiamento climatico.

La prima giornata di lavori si è aperta, dopo il benvenuto del “padrone di casa”, Paolo Collini, corettore dell’Università degli studi di Trento, con gli interventi di Paolo Angelini, presidente del Comitato convenzione delle Alpi che ha sottolineato l’importanza di questo evento nato grazie alla sinergia con chi opera sul territorio e di Sonia Vrevc, che ha portato i saluti del segretario generale della Convenzione delle Alpi. “Viviamo nel cambiamento climatico e dobbiamo affrontarlo. Questa conferenza è importante in quanto coinvolge tutti coloro che vogliono agire, non affrontando solo le conseguenze del cambiamento climatico ma mettendo in luce anche i processi decisionali per risolvere il problema”. Infine Sara Vito, assessora all’ambiente e all’energia del Friuli Venezia Giulia ha spiegato come “sia importante quando parliamo di ambiente, lavorare insieme. Solo così infatti si possono ottenere risultati importanti. Questo è lo sforzo che dobbiamo fare tutti per affrontare un argomento così rilevante nella maniera più corretta”.

Le sessioni di lavoro proseguono nel pomeriggio con alcuni dei massimi esperti mondiali del settore. In particolare con gli interventi di Yaroslav Misyak, Martin Beniston e Stephan Gruber.

Yaroslav Misyak, slovacco, ricercatore senior della Fondazione Enrico Mattei di Venezia, del Centro Euro-mediterraneo per il Cambiamento Climatico (per il quale si occupa di eventi climatici estremi), e professore all’Università Ca’ Foscari, Dipartimento Economia.

Martin Beniston, inglese e “cittadino del mondo” (ha anche passaporto svizzero e francese), già direttore del Proclim, il Programma nazionale svizzero sul clima, chairman della Ippc, la Commissione intergovernativa delle Nazioni Unite sul clima che nel 2007 ha vinto il Nobel per la Pace, docente in numerose università fra cui Ginevra e Friburgo, attualmente direttore del maggiore programma dell’Unione europea sulla gestione delle acque, “Acqwa”.

Stephan Gruber, canadese, docente alla Carleton University, con esperienze di ricerca e docenza anche in Svizzera, Francia, Finlandia, studioso di ambienti montani, permafrost e impatto dei cambiamenti climatici.


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