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Acciaieria di Borgo, presentato lo studio e le nuove disposizioni

martedì, 9 luglio 2013

Trento –  I docenti dell’Università di Trento hanno presentato lo studio sulle emissioni dell’acciaieria di Borgo. La ricerca è stata realizzata dal Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale dell’Università degli Studi di Trento, su incarico dell’Agenzia provinciale per le protezione dell’Ambiente, sull’incidenza ambientale delle attività dell’acciaieria.

I RILIEVIborgo

Gli approfondimenti, che seguono alle ricerche già effettuate da Appa e Apss dopo l’esplodere del “caso” acciaierie hanno riguardato i cosiddetti Inquinanti Atmosferici Tossici e Persistenti (diossine, furani e metalli pesanti). Sono stati oggetto degli approfondimenti l’aria, le deposizioni in diversi siti strategici, fra cui le scuole elementari di Borgo e Roncegno, i depositi sul fondo di uno stagno, quelli su intonaci di edifici e monumenti, ed ancora, fra le altre cose, gli aghi di pino e i fanghi dei depuratori (altrettanti terminali del ciclo alimentare), Un approccio multiplo, insomma, che ha interessato anche le fonti delle polveri, ovvero le emissioni controllate, quelle provenienti dai camini dell’acciaierie, e le emissioni diffuse, ovvero provenienti dai depositi di materiale o come risultato dei lavori di movimentazione all’interno dell’azienda. Le misurazioni hanno evidenziato la limitata incidenza dell’acciaieria sull’ambiente e la sua compatibilità con l’uso del suolo nel territorio circostante al complesso industriale. I livelli di contaminazione emersi sono giudicati relativamente contenuti e tipici di suoli idonei per uso agricolo o residenziale. Gli approfondimenti, in altre parole, hanno evidenziato sì la presenza dell’acciaieria e il suo contributo alla produzione generale di polveri; ma essa non ha un impatto determinante sulla qualità ambientale delle aree circostanti il sito industriale, e comunque non tale da generare allarme. I picchi registrati in alcuni casi sarebbero riconducibili semmai alle combustioni domestiche.

ASPETTO CRITICO

L’aspetto più critico rimangono comunque le emissioni diffuse. La nuova Aia, in fase di elaborazione, ne terrà conto, al fine di limitarne ulteriormente la produzione. Secondo il presidente della Provincia autonoma Alberto Pacher, che ha introdotto la presentazione, “con questo rapporto si chiude la fase di approfondimenti e accertamenti iniziata alcuni anni fa. Abbiamo accresciuto la nostra conoscenza del territorio e dell’impatto che in esso hanno avuto le acciaierie, e sono molto contento che siamo riusciti a chiudere il cerchio prima della fine della legislatura. Presto verrà organizzato anche un incontro pubblico che suggellerà questa lunga fase di approfondimento. Il materiale emerso sarà reso accessibile a tutti anche in internet, oltre che attraverso le pubblicazioni scientifiche che ospiteranno i diversi contributi”.

GLI AMMINISTRATORI

All’incontro di ieri sera, rivolto a sindaci e amministratori della valle, hanno preso parte, oltre che il presidente Pacher, il professor Marco Ragazzi dell’Università di Trento-Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e meccanica Dicam, assieme a MarcoTubino, Maurizio Tava dell’Appa, e i partners dell’Università in questa nuova serie di ricerche, a partire dall’Istituto di ricerca farmacologica Mario Negri, con Marco Lodi, e dal Cisma, con Gianluca Antoniacci. Contributi alla ricerca sono giunti anche dall’Università di Padova e dall’Università Cà Foscari di Venezia.
In apertura Pacher ha ripercorso le vicende che hanno portato alla realizzazione di questa nuova serie di approfondimenti, che fanno oggi delle acciaierie di Borgo Valsugana uno dei siti industriali più monitorati in assoluto. “La vicenda – ha ricordato – è iniziata a dicembre 2009, quindi dopo Monte Zaccon. Entrambi i casi hanno creato, comprensibilmente, grande allarme sociale e preoccupazione. A distanza di qualche anno possiamo dire che a Monte Zaccon stiamo passando alla fase della bonifica, mentre riguardo alle acciaierie, per le quali è in corso proprio in questi giorni la fase di cambio della proprietà, possiamo considerare conclusa la fase conoscitiva, che riguarda non solo lo stato attuale ma anche il passato, ovvero l’impatto che storicamente il sito industriale ha prodotto sul territorio. Alla nuova gestione abbiamo nel frattempo reso note le dinamiche emerse negli ultimi anni, compreso il sistema di monitoraggio che abbiamo avviato”.

LE ANALISI 

Vediamo ora più da vicino lo studio svolto dal Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale-DICA dell’Università degli Studi di Trento, su incarico dell’Appa, in base alla convenzione stipulata nel settembre 2010. Con esso è stata effettuata un’ampia caratterizzazione ambientale multianalitica del territorio circostante lo stabilimento dell’acciaieria Valsugana, attraverso l’impiego di metodologie di indagine e tecniche analitiche classiche e strumenti di ricerca innovativi, allo scopo di indagare il ruolo del complesso industriale nell’esposizione attuale e passata dei residenti ai cosiddetti Inquinanti Atmosferici Tossici e Persistenti (IATP), costituiti da microinquinanti quali PCDD/F (diossine e furani), PCB (policlorobifenili) , IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e metalli pesanti.

SORGENTI EMISSIVE 

Le indagini hanno riguardato la caratterizzazione delle sorgenti emissive, la ricostruzione modellistica della dispersione atmosferica, la ricerca degli inquinanti nelle diverse matrici ambientali (aria e deposizioni atmosferiche, acque, suoli, ma anche fanghi di depurazione, sedimenti di uno stagno, aghi di conifere, incrostazioni di monumenti ed edifici), nonché la valutazione dell’impatto sanitario sui residenti mediante l’analisi di tutti i possibili percorsi di esposizione diretti ed indiretti. I principali risultati dello studio possono così sintetizzarsi: - le misurazioni effettuate sulle polveri, la caratterizzazione delle polveri ultrafini, la determinazione delle deposizioni e gli esiti della modellazione dispersiva hanno evidenziato la limitata incidenza dell’acciaieria e la sua compatibilità con l’uso del suolo del territorio circostante; - le analisi dei terreni hanno rilevato livelli di contaminazione relativamente contenuti e tipici di suoli idonei per uso agricolo o residenziale;  l’analisi della dieta ha confermato come il percorso più significativo per l’assunzione dei microinquinanti in esame sia legato al consumo di prodotti caseari, mentre l’analisi comparativa dei fanghi dei depuratori ha mostrato l’assenza di una situazione anomala nel territorio interessato dall’impianto;  le indagini sui sedimenti di uno stagno e sugli aghi di abete hanno evidenziato una diminuzione delle emissioni nell’arco degli ultimi anni, in connessione con i miglioramenti apportati all’impianto (adozione BAT- best available techniques).

LE DISPOSIZIONI

Questi risultati hanno consentito di proporre, in sede di rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale-Aia dell’Acciaieria Valsugana, l’adozione di misure volte al contenimento delle emissioni diffuse ed alla fissazione di limiti specifici più restrittivi dei limiti statali per i PCB e per i metalli pesanti più rappresentativi e significativi sotto il profilo sanitario.


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