QUESTO SITO WEB UTILIZZA COOKIES. NEL CONTINUARE A NAVIGARE SUL SITO STAI ACCETTANDO L'UTILIZZO DEI COOKIES.
TI INVITIAMO A LEGGERE LA COOKIES POLICY.
X
Ad
Ad
Ad

Ad

A Cles incontro su sviluppo e lavoro: “I territori rappresentano la base da cui partire”

venerdì, 6 giugno 2014

Cles - Mettere insieme energie e risorse per rilanciare lo sviluppo e il lavoro, facendosi carico, ognuno per la sua parte, delle relative responsabilità: il senso del Patto per lo sviluppo e il lavoro siglato qualche settimana fa da Provincia e parti sociali più rappresentative è racchiuso in questa formula, semplice e difficile ad un tempo. Sullo sfondo un calo di circa 800 milioni sul bilancio provinciale come concorso al risanamento dei conti dello Stato, a cui si sommano vincoli severi alla spesa per un altro miliardo e mezzo circa. Ma anche una situazione del mercato del lavoro che, in decisa controtendenza rispetto al resto d’Italia, mostra qualche segno di miglioramento, come certificato dai dati Istat sul primo trimestre 2014.Cles assessore Olivi

Questo il quadro illustrato ieri sera a Cles dal vicepresidente e assessore allo sviluppo economico Alessandro Olivi, nel corso del terzo incontro del ciclo “Un patto per lo sviluppo e il lavoro”. Fisco (in particolare Irap), credito alle imprese, incentivi alle imprese, lavoro: questi i quattro assi su cui poggia l’intervento della Provincia. In Valle di Non, rispetto all’anno scorso, il mercato del lavoro – in particolare per quanto riguarda le assunzioni nel manifatturiero, costruzioni e nel commercio – dà segni di miglioramento. Ma anche in questa comunità, naturalmente, molte questioni rimangono aperte, come dimostrato dal lungo dibattito articolatosi in chiusura di serata.
Prosegue il ciclo di incontri organizzato dal vicepresidente Alessandro Olivi in Trentino, assieme alla dirigente generale di Agenzia del Lavoro Antonella Chiusole, per confrontarsi con i diversi soggetti pubblici e privati – comunità di valle, comuni, imprenditori, realtà associative – ed in generale con tutti i cittadini interessati, sui temi dello sviluppo e del lavoro, oggetto anche di un recente Patto firmato dalla Provincia con le parti sociali. Ieri l’incontro a Cles, in valle di Non, moderato dalla giornalista Elisabetta Curzel, apertosi con i saluti del presidente della Comunità della Val di Non Sergio Menapace.

“Il nostro territorio – ha detto Menapace – è, in alcuni comparti, sopra la media provinciale, nel senso che forse si sta un po’ meglio. Tuttavia non bisogna abbassare la guardia. Sappiamo che la voce lavoro è una delle poche in cui quest’anno si registra un segno ‘più’ nel Bilancio provinciale; di conseguenza l’interesse per questo confronto è molto alto”.

“Qualche settimana fa – ha esordito Olivi – è stato siglato per la prima volta un vero e proprio Patto fra l’amministrazione e tutte le forze economico-sociali più rappresentative. Quale il significato di quell’atto? Ribadire che solo se affrontate insieme, in maniera coesa e unitaria, le sfide dello sviluppo e del lavoro possono essere vinte. La cosa importante è quindi in primo luogo avere condiviso il fatto che recupereremo competitività e creeremo nuovo lavoro solo se ognuno farà la sua parte.

La Provincia, con la manovra di Bilancio messa in campo quest’anno, ha iniziato ad agire per la prima volta in maniera organica sulle principali leve dello sviluppo. La prima è quella fiscale, in particolare con riferimento all’Irap, ridotta per tutte le imprese di circa il 30% – a livello nazionale la riduzione è stata del 10% – a cui si somma una ulteriore riduzione per le imprese che mantengono l’occupazione e una terza significativa riduzione per le imprese che addirittura accrescono l’occupazione. Non solo: le nuove imprese, comprese quelle che arrivano da fuori, non pagheranno l’Irap per 5 anni. In totale, bisogna sottolineare anche questo, la manovra sull’Irap ha comportato una rinuncia di entrate fiscali di circa 110 milioni di euro.

L’altra grande area nella quale siamo intervenuti – ha proseguito Olivi – è quella del credito. Uno dei fattori che penalizzano maggiormente le imprese è la carenza di liquidità. E’ stato creato un fondo di rotazione di 80 milioni di euro, 40 di origine provinciale, gli altri 40 messi a disposizione da un pool di banche fra cui Cassa centrale. Per il 50% del mutuo concesso, è bene sottolinearlo, l’impresa non paga interessi; per l’altro 50% il tasso di interesse non può uscire da un range che va dal 2,5% al 4,5%.

In 3 mesi il fondo è andato completamente prenotato. Ciò sta a significare che questo strumento funziona e potrebbe essere replicato. Si tenga presente che l’impresa richiedente il mutuo si impegna a destinare il 70% del mutuo per investimenti. Inoltre è stato istituito un altro fondo di 20 milioni per imprese impegnate in concordati preventivi. Infine, altri 75 milioni di euro sono stati messi a disposizione di un Fondo strategico di sviluppo regionale, che dovrebbe alimentarsi, oltre che di risorse provinciali, anche dei fondi Laborfonds. La terza voce è quella degli incentivi. L’uso di questo strumento giocoforza è stato reso più selettivo. Sono state premiate soprattutto le nuove imprese, le imprese create da donne e giovani, le imprese che investono in innovazione, le imprese che fanno rete o che subentrano ad altre che escono dal mercato mantenendo gli stessi livelli occupazionali. Attenzione: i dati ci dicono che la raccolta di risorse da parte del sistema bancario funziona. I soldi, insomma, ci sono. E’ che siamo ancora troppo prigionieri della paura. Per questo gli strumenti che mettiamo a disposizione delle imprese hanno successo.

Stiamo anche cercando di reindirizzare in parte le azioni di Trentino Sviluppo, che da società distributrice di finanziamenti deve diventare in maniera sempre più marcata una società distributrice di servizi, dall’internazionalizzazione alla ricerca e all’innovazione.

Infine – ha concluso il vicepresidente Olivi – lavoro e welfare: per queste voci la Provincia ha deciso non solo di non tagliare nulla, ma anzi di investire ancora più risorse. Abbiamo messo 7 milioni di euro per il sostegno dei lavoratori senza lavoro, una volta esaurita la Aspi, dietro l’impegno ad avviare un percorso assieme ad Agenzia del Lavoro che porti alla rioccupabilità. Abbiamo inoltre rifinanziato il Progettone e l’Azione 19, coprendo quindi per il 2014 circa 33500 persone. Investiamo quasi 60 milioni di euro all’anno nel settore dei lavori socialmente utili; è un grande investimento, ma anche un atto di civiltà. Evitiamo che questa diventi la soluzione per l’intera durata della vita lavorativa, facciamo sì che sia un’esperienza che apre la strada ad un nuovo impiego.

Infine, i giovani: siamo riusciti ad inserirci nella nuova azione europea Garanzia Giovani, dalla quale inizialmente eravamo stati esclusi, perché la nostra disoccupazione giovanile è inferiore al 25%. Abbiamo a disposizione circa 8 milioni su un biennio. Penso però che in futuro questi fondi dovranno essere confermati, perché il problema dei giovani non si risolve con misure spot. Stiamo anche cercando di introdurre nel sistema la cultura della formazione-lavoro, superando la frattura netta, ancora esistente in Italia, fra questi due mondi. In Germania ad esempio le riforme orientate a favorire l’incontro fra formazione e lavoro hanno prodotto ottimi risultati. Abbiamo infine introdotto incentivi per le staffette generazionali, intervenendo con il taglio dell’Irap per l’impresa e il sostegno al reddito per i lavoratori senior che riducono l’orario di lavoro. “.

Dal vicepresidente Olivi anche un breve commento sui dati Istat relativi all’occupazione appena usciti: “Grazie anche all’Agenzia del Lavoro, in una situazione nella quale a livello nazionale l’occupazione cala ancora, in Trentino, nel primo trimestre dell’anno, essa tiene e la disoccupazione cala, anche se di poco, dello 0,2%. Siamo l’unico territorio in tutto il Paese in cui tutti i tre gli indicatori sul lavoro sono positivi. Questo significa perlomeno che con i nostri sforzi in questi anni abbiamo creato un mercato del lavoro dinamico, non statico, in evoluzione. Solo per fare un esempio, In Val di Non abbiamo più 57 assunzioni nel settore manifatturiero rispetto allo stesso periodo del 2013″.

E’ toccato poi alla dirigente generale Chiusole illustrare brevemente gli altri dati relativi alla Valle di Non. “In effetti noi operatori in questo momento siamo molto contenti – ha detto, riprendendo il filo del ragionamento sui dati Istat sull’occupazione – .
Dobbiamo tuttavia vigilare su alcuni elementi di debolezza, ad esempio il riaprirsi della forbice fra occupazione maschile e femminile ed il calo delle assunzioni dei giovani. In Valle di Non registriamo un aumento delle assunzioni nel manifatturiero, anche nelle costruzioni, nonché nel commercio, che nel resto della Provincia è in calo. Gli iscritti al Centro per l’impiego sono stabili rispetto all’anno precedente, mentre nel resto del territorio crescono. Gli interventi si concentrano sull’occupazione giovanile e femminile e, nel primo caso, vanno principalmente nella direzione di fluidificare il rapporto fra studio e lavoro. Il progetto fatto con la Comunità della Valle di Non riguardante il lavoro estivo va in questo senso”.

Molti gli interventi dal pubblico anche ieri, che hanno consentito di mettere a fuochi punti di forza e di debolezza del territorio, ma anche attitudini e aspettative riguardo al futuro. Si è parlato di tassazione, di futuro della Tassullo, di formazione continua, di nuove tecnologie e nuove infrastrutture come la fibra ottica, essenziali ad esempio per sviluppare il telelavoro, ma anche per aumentare la produttività. Ed ancora, di turismo, di carenze della viabilità di valle, di paura da parte degli imprenditori di fare nuove assunzioni (in particolare per quanto riguarda i lavoratori in cassa integrazione). Di giovani che devono farsi avanti con più “grinta”, e di condoni che ormai lasciano il tempo che trovano e a volte salvano imprenditori che tali non sono. Di revisione del Patto di stabilità e di nuovi investimenti,di appalti comunali (“sotto una certa soglia – ha spiegato il vicepresidente – i Comuni possono scegliere le aziende da mettere in gara, chi dice il contrario non dice il vero”), filiera agroalimentare (“secondo me in Val di Non c’è maggiore spazio anche per un’industria di trasformazione, a servizio di un turismo a cui il territorio possa offrire i suoi prodotti”), di autotrasporto e dei settori strategici in cui investire le risorse comunitarie.


© Gazzetta delle Valli - Testata registrata in tribunale, direttore responsabile Alberto Panzeri - P. IVA 03457250136